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Foia4Italy, oggi il testo arriva ai parlamentari

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Chi ha detto che il Freedom of Information Act è una cosa tutta americana? «Dove un superiore, pubblico interesse non imponga un momentaneo segreto, la casa dell’amministrazione dovrebbe essere di vetro» scriveva Filippo Turati negli atti del Parlamento italiano nel 1908 (58 anni prima che Lyndon B. Johnson varasse il Foia americano!).

Impossibile non pensare a Turati, politico e giornalista oggi, in strada per Roma, dove alle 11.00 nella sala Aldo Moro del Palazzo dei Gruppi, insieme alla trentina di organizzazioni della società civile che hanno aderito al progetto #Foia4Italy presenteremo il testo  della nostra proposta di legge aggiornato dopo le consultazioni online.

Questo di Foia4Italy è un testo a cui teniamo molto perché frutto dell’impegno civico di tanti che hanno scritto e portato suggerimenti mostrando di voler prendere in parola il premier Matteo Renzi che, nel suo discorso al Senato lo scorso 24 febbraio, aveva detto chiaramente di voler dare all’Italia ben più di un Foia (qui sotto il video).

Noi per ora ci accontenteremmo di avere un Foia che ci porti al livello degli altri 100 paesi che già ne sono provvisti. E visto che, giustamente, le proposte vengono modificate durante il processo legislativo, abbiamo estratto i dieci punti senza i quali una nuova legge sulla trasparenza non può per noi definirsi un Freedom of Information Act.

Eccoli:

 1. Il diritto di accesso è previsto per chiunque, senza obbligo di motivazione (eliminando le restrizioni previste dalla Legge n. 241/1990)

2. Possono essere oggetto dell’accesso tutti i documenti, gli atti, le informazioni e i dati formati, detenuti o comunque in possesso di un soggetto pubblico

3. Si applica non solo alle Amministrazioni ma anche alle società partecipate e ai gestori di servizi pubblici

4. Le risposte delle Amministrazioni devono essere rapide (max 30 gg)

5. Le eccezioni all’accesso sono chiare e tassative

6. L’accesso a documenti informatici è gratuito (non sono dovuti nemmeno costi di riproduzione)

7. Nel caso di atti e documenti analogici, può essere richiesto solo il costo effettivo di riproduzione e di
eventuale spedizione

8. Quando un’informazione è stata oggetto di almeno tre distinte richieste di accesso, l’amministrazione
deve pubblicare l’informazione nella sezione “Amministrazione Trasparente”

9. In caso di accesso negato, i rimedi giudiziari e stragiudiziali sono veloci e non onerosi per il richiedente

10. Prevede sanzioni in caso di accesso illegittimamente negato

Chi li vuole discutere direttamente con gli estensori può farlo alla fine della conferenza stampa delle 14.30 presso l’Associazione Stampa Romana al 1° piano in Piazza della Torretta 36 a Roma. Chi non è nella capitale può semplicemente seguire l’HangOut che segnaleremo su @foia4italy.

E per i curiosi, al minuto 39.00 del video qui sotto, Matteo Renzi promette il Foia. Adesso che l’abbiamo scritto, non resta che adottarlo.

[RESEARCH] The relation between transparency and accountability

As part of our research efforts, here’s the another update on the most important research on FOI and open data all over the world, by our intern Alexandre Salha, a researcher who worked on access to information in his native Lebanon.

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In his chapter of Oxford Handbook of Public Accountability, Pr. Meijer defines the relation between Transparency and Accountability – globally known as T/A – which he can resume in three cause-and-effect equations:

  • Transparency for horizontal accountability

  • Transparency for vertical accountability

  • Transparency for less accountability

However, these three levels are most probably applied in a proper context of availability of information, which people can process in order to have an impact on the government and public institutions.

Before tackling this issue, he starts with a theoretical and historical approach of the topic showing how the idea of openness and therefore transparency became a universal acknowledgement.

Although it is a basic requirement for democracies, government transparency – especially with the Freedom of Information Act – is moving from liberal to new democracies and even non-democratic countries as stated by Meijer. Enhancing transparency increases accountability, helps curbing corruption and connects citizens with the government and the decision-making process.

According to Meijer, “both the eye of God and the public eyes convey the idea that we are being watched and, therefore, we should behave.”

This was one of the outcomes of the French revolution – concretized years later with the Freedom of Information Act – against philosophers claiming that “the integrity of the state would be undermined by transparency”. Even though the FOIA became popular, it should shift from a passive to a proactive legislation, with the assistance of new technologies introduced in public institutions.

In order to do so and to have an efficient impact, Pr. Meijer defined three perspectives on transparency:

  • As a virtue

  • As a relation

  • As a system

These three perspectives are essential for accountability as they form a complete triangle of interaction, as mentioned in this chapter: “Transparency is defined as the availability of information about an actor allowing other actors to monitor the workings or performance of this actor.”

And now a question to you: Under which circumstances transparency leads to accountability without distorting the public trust, the democratization process and the people’s engagement in public affairs?

[RESEARCH] Making Transparency Stick: The Dynamics of Open Data

As part of our research efforts, here’s the another update on the most important research on FOI and open data all over the world, by our intern Alexandre Salha, a researcher who worked on access to information in his native Lebanon. Today’s analysis focuses on the effectiveness of open data policy, as explored in a paper by researcher Ben Worthy.

#opengov (publicity, accountability, transparency) venn diagram - Foto di Justin Grimes (CC BY-SA 2.0)https://www.flickr.com/photos/notbrucelee/6166628554
#opengov (publicity, accountability, transparency) venn diagram – Foto di Justin Grimes (CC BY-SA 2.0)

In this paper, Ben Worthy identifies – based on the UK reform – the indicators of successful and/or failing Open Data policies.

In fact, he argues, the fate of these policies depends on the synergy built between enactment and post-enactment. Plus “policy feedback” plays an important role in assessing the impact of any reform. A strong feedback is able to build collective support among all involved actors to remake politics.

The Open Data policy in this paper is summarized under the UK’s Transparency Agenda which includes sub-policies:

  • Publishing spending data

  • Publishing service data

  • Platforms

  • Running experiments

  • Legal reforms

  • Charters and international agreements

During the enactment phase, Worthy identifies the Vision, the Symbolism and the Mechanics of Open Data policy.

First, “the vision of Open Data is powerful yet vague”. Under the umbrella of transparency, it has political, social and economic impacts on the nation as a whole. It can be used to promote more accountability, to develop public participation and/or to enhance economic growth and innovation. Hence Open Data is also unclear.

Some mistaken thoughts about technology of Open Data being as a solution for political problems are made, a very deterministic thought, standing between technology of Open Data and the politics of Open Government.

Second, Open Data is a symbolic policy yet voteless. According to Worthy, it offers on one side, transformative opportunities to remake politics under the democratic values, such as accountability, participation and empowerment; but, on the other side, although it attracts political support, it bring no electoral advantages.

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Dopo GlocalNews: 5 ragioni per le quali l’Italia ha bisogno di un Foia

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(Da sinistra: Rosy Battaglia, Guido Romeo, Philip Di Salvo e Marco Renzi)

Le ragioni per pretendere una nuova legge sull’accesso agli atti, un vero e proprio Freedom of information act all’altezza degli standard dei 100 paesi che oggi l’anno approvato sono molte, ma venerdì scorso, a GlocalNews (grazie ancora al direttore Marco Giovannelli per averci ospitato!) abbiamo cercato di evidenziare le più importanti e urgenti.  Anche semplicemente portando a esempio i casi di applicazione di questo tipo di legge grazie a contributi di Rosy Battaglia, Philip Di Salvo e Marco Renzi nel panel dedicato alla campagna #Foia4Italy.
Qui lo storify del panel attraverso i social network (grazie ancora a Chiara Forchetti per il live tweeting) e un bel pezzo in inglese di Gloria Schiavi.

1. Il Foia serve a tutti, non solo ai giornalisti. La sofferenza del territorio italiano sul fronte ambientale non è più solo un tema per ecologisti duri e puri, ma un problema di sicurezza e di salute pubblica. In molti lo hanno capito come dimostra il progetto Cittadini reattivi lanciato da Rosy Battaglia che sta mappando problemi di inquinamento idrico, ma anche la situazione dei siti contaminati dall’amianto dove spesso si confondono siti bonificati e da bonificare.

2. Il Foia serve al singolo. Un’inchiesta giornalistica mira ad interessare quanti più lettori possibile, ma un buon accesso all’informazione permette di ottenere e divulgare informazioni estremamente granulari e dettagliate che sono così più rilevanti per il singolo. È il caso della mortalità negli ospedali italiani rivelata dall’inchiesta #doveticuri di Wired, dove però i dati sono stati ottenuti e divulgati senza il permesso del Ministero della Salute. L’esistenza di un Foia permetterebbe di avere dati più facilmente e meglio organizzati.

3. La trasparenza farà l’Italia più ricca. Se è vero che la luce del sole è il miglior disinfettante come diceva Louis Brandeis e che la corruzione costa all’Italia qualosa come 60 miliardi l’anno, ha ragione da vendere Transparency Italia nello spiegare che il Foia è un passo indispensabile e universalmente riconosciuto a livello internazionale per progredire in questa direzione.

4. Ai tempi del whistleblowing l’eccesso di segretezza non paga. Su questo punto ha insistito giustamente Philip Di Salvo ricordando, oltre al recente Datagate, la genesi di Collateral murder, il filmato dirompente prodotto da Wikileaks su materiale dell’esercito Usa e che mostrava l’omicidio da parte di un elicottero Usa di alcuni giornalisti Reuters. L’agenzia aveva cercato di ottenere informazioni anni prima proprio appellandosi al Foia, ma senza fortuna. Alla fine negare l’accesso è stato peggio che far luce.

5. Il Foia non è straniero. A dispetto dell’acronimo anglosassone che si presta a diversi giochi di parole e fraintedimenti in Italia, il concetto di trasparenza e di diritto alla conoscenza da parte dei cittadini dell’operato delle pubbliche amministrazioni è italiano dai tempi del Rinascimento. Lo ha sottolineato Marco Renzi ricordando, da buon toscano, che già nel 1400 a Siena (250 anni prima della Svezia) gli edili dovevano rispondere alle domande dei cittadini, pena salatissime multe.

In attesa di avere un Foia anche in Italia rilancio con due cose da fare:

1. Commentare e integrare il testo proposto da #Foia4Italy

2. Fare una richiesta di accesso – tutte le istruzioni sul come fare sono nel nostro LegalLeaks – e raccontare com’è andata su siti, blog, social e testate. Magari segnalandolo anche a Diritto Di Sapere.

 

Diritto Di Sapere sostiene MANS contro gli attacchi a Vanja Calovic

Vanja Calovic - Foto di Angus Young
Vanja Calovic – Foto di Angus Young

La trasparenza e la lotta alla corruzione sono battaglie che conducono molte organizzazioni in tutti i Paesi del mondo.

In Montenegro l’ong MANS si occupa di investigare corruzione, conflitto di interessi, attività del Parlamento. Negli ultimi mesi alcuni media (vicini al governo montenegrino) stanno portando avanti una campagna diffamatoria contro Vanja Calovic, direttore esecutivo di MANS, pubblicando video falsi per screditarla.

L’attacco arriva poco dopo la scoperta, da parte di MANS, di frodi elettorali da parte del partito dell’attuale primo ministro Djukanovic. Qui la storia completa nel racconto fatto da Reuters.

Diritto Di Sapere si unisce alla comunità internazionale di organizzazioni che si occupano di trasparenza nel sostenere MANS e Vanja Calovic e condannare questa campagna mediatica.

FOI and Open Data: Where Are We Now?

Con questo post iniziamo una collaborazione con Ben Worthy, ricercatore inglese che insegna al Birkbeck College (University of London) e che si occupa di trasparenza, accesso all’informazione e impatto degli open data. Il post è stato originariamente pubblicato sul blog di Ben, che ringraziamo.

 

It is almost a decade since the Freedom of Information Act 2005 came into force and five years since the Coalition launched its ‘Transparency Agenda’, aimed at increasing online transparency. What has been the impact of the two reforms so far?

The Impact of FOI and Open Data

Freedom of Information 2005-2014

The key driver of any FOI regime is requests. The number of FOI requests to UK central government have gone up around 6 % per year, from 38,000 in 2005 to 53,000 in 2013. Meanwhile, local government is the recipient of the vast majority of FOIs-numbers increased more than three fold in the first five years, accounting for between 70-80% of all requests. Users, as far as we know, are a mixed group of the public (the biggest user group) alongside journalists, businesses and NGOs.

So what impact has FOI had? It has undoubtedly made public bodies more transparent about all sorts of topics, from salaries to road maintenance. According to the House of Commons Justice Select Committee, it has also ‘contributed to a culture of greater openness across public authorities … public officials not only to implement the Act but to work with the spirit of FOI to achieve greater openness’ (Justice 2012). The government agreed that the ‘Act has contributed to a culture of greater openness across public authorities’ (Justice 2012, 4).

Public bodies and figures are more accountable because of FOI. The Act often works with other mechanisms (such as the media, MPs or NGOs) as a tool to put together information for campaigns. Although high profile cases, such as MPs’ expenses, attract publicity, FOI is often used, especially at local level, as a ‘jigsaw’ tool to put together information rather than to obtain scandalous ‘smoking guns’.

Some of the more ambitious aims have not been met. This is not because the Act has failed but because the aims were far too high. FOI has not, by itself, improved the quality of decision-making, public understanding of decision-making or participation. Superficially FOI does not appear to have increased trust in government-the Justice Committee concluded FOI had ‘no generalisable impact’ on it. However, trust is a complex issue and Even the seemingly clear ‘drop’ in trust created by the MPs’ expenses scandal is not as simple as it seems: the disclosure that some MPs are corrupt came as confirmation not a revelation to many. On a positive note, despite the claims of many ex-senior politicians, the records are not disappearing: a ‘chilling effect’ can be seen in a few politically sensitive cases but is not happening systematically.

Open Data 2010-2014

 The Coalition’s Transparency Agenda is actually a series of different reforms, all using information technology to encourage openness. They include new data platforms, publication of frontline service and spending data and innovations such as online crime maps and crowd-sourced experiments.

The effects so far seem variable. High profile Open Data platforms like data.gov.uk have attracted users and innovators while the crime map, police.uk, crashed on the first day due to levels of use. Some other experiments have been less successful and the crowd-sourcing of policy had to be scaled back.

One flagship innovation in the UK has been to ask all local authorities to publish on a monthly basis their spending over £500 onlines-see my analysis here. There appears to be little use by the public yet, though some by journalists and businesses. There is no sign of the promised ‘army’ of citizen auditors using the data to hold authorities to account. Some are concerned, both in the UK and elsewhere, that publishing spending data encourages emphasis on ‘costs’ rather than impact. However, the local spending data has launched several interesting third party innovations, some of which have been created ‘upwards’ from the community and others between public bodies-see below.

Resistance?

For transparency to be successful senior politicians both within organisations and nationally need to push for it and support. One of the big concerns is that there will be hostility and resistance. The problem is that leaders quickly go off being transparent. Tony Blair, who passed the FOI Act, gave his verdict:

The truth is that the FOI Act isn’t used, for the most part, by ‘the people’. It’s used by journalists. For political leaders, it’s like saying to someone who is hitting you over the head with a stick, ‘Hey, try this instead’, and handing them a mallet (Blair 2010, 516-517).

David Cameron also spoke of how the Act can ‘occasionally fur up the arteries of government’ (BBC 7 Mar 2012). The danger is that such negativity may encourage poor behaviour and lead to a small ‘anti-FOI’ group at the very top of government. In several local authorities there is a similar rumble of discontent at the time and resources FOI uses and the damage ‘frivolous’ requests cause.

The dislike of FOI can also translate into action. In the UK the veto has now been usedseven times to prevent the release of information including for Cabinet discussions over the war in Iraq and correspondence between Prince Charles and the government. In 2006 an attempt was made by the Blair government to introduce fees for FOI, as happened in Ireland in 2005. This was closely followed by an attempt by a group of MPs to remove Parliament from the FOI Act.

Neither is Open Data fully supported. The government’s initial emphasis on the ‘democratic’ benefits of the reforms have been downplayed with a shift to the economic benefits. The Public Administration Committee claimed that some departments and Ministers are more interested than others. Across local government there has been varying degrees of enthusiasm for the Open Data and spending publication. Some local authorities have innovated, a few resisted while the majority seem to be going through the motions. Local councils are keen to be develop new tools for citizens but are concerned at the resource implications and is unclear on what the agenda is meant to do-see this LGA survey.

Where Next?

So what does the future hold? The first area is private providers. Section 5 of the Act can be used to extend the scope of the legislation and all the main parties are committed to extension to ‘private providers’ working on behalf of public authorities. FOI already allows access to some information held by private bodies relating to public work and most bodies are happy to provide it, albeit with some high profile exceptions. In 2007 Gordon Brown committed to extend the Act to all public work carried out by private bodies but eventually did not do so, concerned about potential costs to businesses. In 2010 the new Coalition government (again) committed to extend it but are yet to do so. The recent post-legislative scrutiny recommended that FOI be enforced by contracts rather than explicit extension of the Act. It could also be that we can start to find out more about what businesses do for public bodies via Open Data, as providers give more information through experiments like contracts finder.

Could there be other changes? Although most past attempts to reform the Act have failed, it is possible that future governments, sceptical of FOI, may try again whether directly, through changes to the law, or indirectly through ‘resource starvation’. The current government has expressed its concerns about what it calls ‘industrial’ users of the FOI Act. On the other hand, it is possible that parts of the Open Data agenda may turned from ‘codes’ into law. One concern of campaigners is that the government may ‘give’ Open Data with one hand and ‘take away’ information rights with the other.

Finally, are there areas where FOI and Open Data could meet? The FOI has already been amended to include datasets. Advocates and officials feelonline publication, FOI and new innovations could serve to mutually reinforce each other. This can already be seen with mySociety’s WhatDoTheyKnow that publishes FOI’s publically (and accounts for 10% of all FOIs) or Openly Local, an interactive merging of democratic and financial data. Other innovations could bring easy comparability such as Appgov (note-this site is currently in the development stages).

Conclusion

Ten years after FOI the UK has seen a huge advance in openness. The Act is working well. It is embedded within public bodies, from central government to Parish council, and is an accepted part of the political landscape. Open Data is more uneven but it is likely to take time as developers do new things with the data. The concern is that the ‘myths’ around being open obscure how it actually works. There are legitimate concerns about use but these are becoming confused with the claims of unhappy politicians-complaints from politicians may be a sign of transparency doing its job.

This piece was originally written for and published by PDP

[ENG] Why Italy Needs a Proper Freedom of Information Law

[This article is crossposted on the Open Society Foundations blog]

How safe is your child’s school? Is your municipality gambling taxpayer’s money in risky and unfavorable swap contracts? Or simply, when is the last time the restaurant down the road passed its health inspection? These are just a handful of the questions Italian civil society activists and journalists have started asking in the recent months.

Queries such as these should receive an answer in any democratic country with a freedom of information law. Yet rarely have they received a satisfactory answer in Italy—and sometimes only after a court appeal. The previous government, headed by Mario Monti, pushed hard on transparency in an effort to fight corruption—an endemic plague estimated to drain €60 billion from the country’s economy every year.

Transparency has also been one of the strongest arguments in Beppe Grillo’s political campaign, which led his M5S to conquer 25 percent of votes in the February elections. With much fanfare, Italy recently joined the Open Government Partnership, and in April, a new transparency law (Decree 33/2013) came into effect.

However, on-the-ground transparency still seems in a dire state. When it comes to access to information (the public’s right to obtain and use information), which is internationally recognized as the cornerstone of transparency, Italy’s institutions fail to satisfy citizen and media requests almost three times out of four.

Here at Diritto Di Sapere (“Right to Know”), we spent the last couple of months testing how responsive various branches of Italy’s public administration are to requests for information, in collaboration with Access-Info Europe. We filed 300 requests on matters like public expenditure, health, environment, justice, and immigration to local, regional, and federal authorities on behalf of individuals representing civil society, the media, and general public.

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La PA chiama Google: cosa dice il Transparency Report 2012

What countries ask for the biggest share of netizen data? (A visualizazion by EFF and SHARE defense)
What countries ask for the biggest share of netizen data? (A visualization by EFF and SHARE defense)

La tutela della privacy è spesso la motivazione con cui – a volte a ragione, talvolta a torto – la pubblica amministrazione nega al cittadino l’accesso alle informazioni richieste.

Quando però è la PA a chiedere informazioni riguardanti i cittadini la preoccupazione di violarne la privacy sembra non essere così stringente, come dimostrano i dati raccolti nell’ultima edizione del Google Transparency Report, dove “Big G” registra tutte le richieste di accesso ai dati degli utenti (cronologia delle ricerche, scambio di email e documenti e indirizzi IP) da parte di terzi.

Il secondo semestre 2012 si è rivelato il periodo con il maggior numero di richieste da parte dei governi europei sin dal lancio del rapporto tre anni fa. Complessivamente i paesi dell’Unione Europea hanno fatto 7.254 richieste relativamente a 9.240 utenze tra luglio e dicembre 2012, in media più di 1.200 richieste al mese.

Ma quello che colpisce non è tanto il numero delle richieste che arrivano, quanto la proporzione di quelle che Google si trova a rifiutare in quanto non motivate a sufficienza dal punto di vista legale, troppo ampie come ambito oppure non formulate in modo proceduralmente corretto.

E l’Italia?
Siamo tra i più zelanti al mondo quando si tratta di chiedere accesso ai dati sensibili dei cittadini online: abbiamo, infatti i più alti tassi di richieste per numero di abitante (in media 12,6 richieste ogni 100.000 utenti).
Come si nota dall’immagine qui sopra, in totale l’Italia è l’ottavo Paese per numero di richieste. Ma è, assieme a Francia, Spagna e Germania, anche quello che si vede negate più della metà delle richieste (2.067 accolte vs. 2.235 rifiutate dal 2010 ad oggi).

Un tasso di rifiuto così alto di certo rivela quanto scarsa sia la considerazione per la tutela dei diritti digitali dei cittadini di cui lo stesso governo dovrebbe farsi promotore.

Come rileva Carly Nyst, responsabile del International Advocacy, a Privacy International: «I governi devono smettere di trattare i dati dell’utente in possesso di società private come un tesoro di informazioni a cui è possibile attingere ogni volta che si vuole, con poca o nessuna autorizzazione giudiziaria».