Etichettato: Open Gov

Open gov, l’Italia punta in alto

opengov1

di Martina Basile

Più società civile, avanti tutta sulla trasparenza e diritto di accesso, la partecipazione come tema chiave da declinare attraverso proposte quali il FOIA, il whistleblowing e molto altro. È questo il nocciolo del terzo piano d’azione per il governo aperto licenziato dal Governo italiano lo scorso giugno.

Nonostante la cronaca degli ultimi mesi lo abbia spesso messo da parte a favore delle lotte politiche nazionali e degli sviluppi sul referendum costituzionale, l’open government è oggi una tematica di vitale importanza per tutte le democrazie avanzate.

Il presidente uscente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel 2011 ha guidato i sei paesi fondatori nella creazione dell’OGP e, per sottolineare l’importanza del progetto, l’ho ha anche nominato durante il suo ultimo discorso alle Nazioni Unite come strumento per rimettere i cittadini nel ruolo di protagonisti.

A sottolineare l’importanza e l’influenza dell’Open Government Partnership, la decisione dei paesi membri di votare per l’uscita dal progetto della Turchia come sanzione per le dure repressioni attuate dal governo dopo il tentato colpo di stato.

Il prossimo appuntamento, l’OGP Global Summit 2016, previsto per dicembre a Parigi, sarà quindi il primo senza la Turchia e il primo da quando il Regno Unito non è più parte dell’Unione Europea. Parteciperà anche l’Italia che proprio in questi giorni ha messo a punto un importante traguardo.

[…] abbiamo voluto rilanciare con forza l’impegno dell’Italia all’interno dell’Open Government Partnership, per candidarci ad essere tra i Paesi leader sui temi della trasparenza, della cittadinanza digitale e della partecipazione.

Questa una delle frasi chiave della prefazione del Terzo Piano d’Azione (2016-2018) per l’Open Government in Italia.

Definitivamente pubblicato il 20 settembre, giorno tra l’altro del quinto anniversario della nascita dell’Open Government Partnership, il Terzo Piano d’azione va a costituire un altro metro della strada intrapresa dal nostro Paese verso una pubblica amministrazione più trasparente e vicina al cittadino. Come sostenuto dagli stessi fautori del piano, in questa edizione si è lavorato duramente per portare l’Italia e la sua pubblica amministrazione a un nuovo livello di responsabilità e competenza.

Elemento chiave della creazione del Terzo Piano d’Azione è stato probabilmente il coinvolgimento della società civile attraverso lo strumento dell’Open Government Forum e di alcuni tavoli di discussione su trasparenza, open data, partecipazione e altre tematiche rilevanti. È stata inoltre avviata, nel periodo tra il 16 luglio e il 31 agosto, una consultazione pubblica alla quale la società civile ha partecipato attivamente per lasciare i propri commenti sulla bozza del piano.

Cosa succede adesso?

Adesso è il turno delle pubbliche amministrazioni, capitanate dal Ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, che dovranno intraprendere il percorso di attuazione dei punti previsti dal piano d’azione. Da non tralasciare, comunque, il ruolo di monitoraggio che anche in questa fase avrà, a detta dell’Open Government italiana, la società civile.

Dal nostro elenco su cosa è successo finora e cosa succederà in futuro, possiamo quindi spuntare la voce “Terzo Piano d’Azione per l’Open Government in Italia”. Ricordiamo, in ogni caso, i punti salienti del piano in materia di trasparenza:

  1. la stesura di linee guida per le esclusioni e limitazioni al diritto di accesso
  2. l’avvio, come detto prima, del programma di monitoraggio da parte della società civile
  3. l’elaborazione di standard per le pubblicazioni delle pubbliche amministrazioni.

L’ultimo punto è l’entrata in vigore degli obblighi previsti dal decreto per le Pubbliche Amministrazioni che avverrà il 23 dicembre. In quella data, si potrà forse mettere fine a una prima, lunga fase di lavori giuridici e tecnici e aprirne una più pratica che vedrà impegnati molteplici attori su più livelli.

Foia4Italy, oggi il testo arriva ai parlamentari

Schermata 2015-02-17 alle 22.34.09

Chi ha detto che il Freedom of Information Act è una cosa tutta americana? «Dove un superiore, pubblico interesse non imponga un momentaneo segreto, la casa dell’amministrazione dovrebbe essere di vetro» scriveva Filippo Turati negli atti del Parlamento italiano nel 1908 (58 anni prima che Lyndon B. Johnson varasse il Foia americano!).

Impossibile non pensare a Turati, politico e giornalista oggi, in strada per Roma, dove alle 11.00 nella sala Aldo Moro del Palazzo dei Gruppi, insieme alla trentina di organizzazioni della società civile che hanno aderito al progetto #Foia4Italy presenteremo il testo  della nostra proposta di legge aggiornato dopo le consultazioni online.

Questo di Foia4Italy è un testo a cui teniamo molto perché frutto dell’impegno civico di tanti che hanno scritto e portato suggerimenti mostrando di voler prendere in parola il premier Matteo Renzi che, nel suo discorso al Senato lo scorso 24 febbraio, aveva detto chiaramente di voler dare all’Italia ben più di un Foia (qui sotto il video).

Noi per ora ci accontenteremmo di avere un Foia che ci porti al livello degli altri 100 paesi che già ne sono provvisti. E visto che, giustamente, le proposte vengono modificate durante il processo legislativo, abbiamo estratto i dieci punti senza i quali una nuova legge sulla trasparenza non può per noi definirsi un Freedom of Information Act.

Eccoli:

 1. Il diritto di accesso è previsto per chiunque, senza obbligo di motivazione (eliminando le restrizioni previste dalla Legge n. 241/1990)

2. Possono essere oggetto dell’accesso tutti i documenti, gli atti, le informazioni e i dati formati, detenuti o comunque in possesso di un soggetto pubblico

3. Si applica non solo alle Amministrazioni ma anche alle società partecipate e ai gestori di servizi pubblici

4. Le risposte delle Amministrazioni devono essere rapide (max 30 gg)

5. Le eccezioni all’accesso sono chiare e tassative

6. L’accesso a documenti informatici è gratuito (non sono dovuti nemmeno costi di riproduzione)

7. Nel caso di atti e documenti analogici, può essere richiesto solo il costo effettivo di riproduzione e di
eventuale spedizione

8. Quando un’informazione è stata oggetto di almeno tre distinte richieste di accesso, l’amministrazione
deve pubblicare l’informazione nella sezione “Amministrazione Trasparente”

9. In caso di accesso negato, i rimedi giudiziari e stragiudiziali sono veloci e non onerosi per il richiedente

10. Prevede sanzioni in caso di accesso illegittimamente negato

Chi li vuole discutere direttamente con gli estensori può farlo alla fine della conferenza stampa delle 14.30 presso l’Associazione Stampa Romana al 1° piano in Piazza della Torretta 36 a Roma. Chi non è nella capitale può semplicemente seguire l’HangOut che segnaleremo su @foia4italy.

E per i curiosi, al minuto 39.00 del video qui sotto, Matteo Renzi promette il Foia. Adesso che l’abbiamo scritto, non resta che adottarlo.

Dopo GlocalNews: 5 ragioni per le quali l’Italia ha bisogno di un Foia

glocal02
(Da sinistra: Rosy Battaglia, Guido Romeo, Philip Di Salvo e Marco Renzi)

Le ragioni per pretendere una nuova legge sull’accesso agli atti, un vero e proprio Freedom of information act all’altezza degli standard dei 100 paesi che oggi l’anno approvato sono molte, ma venerdì scorso, a GlocalNews (grazie ancora al direttore Marco Giovannelli per averci ospitato!) abbiamo cercato di evidenziare le più importanti e urgenti.  Anche semplicemente portando a esempio i casi di applicazione di questo tipo di legge grazie a contributi di Rosy Battaglia, Philip Di Salvo e Marco Renzi nel panel dedicato alla campagna #Foia4Italy.
Qui lo storify del panel attraverso i social network (grazie ancora a Chiara Forchetti per il live tweeting) e un bel pezzo in inglese di Gloria Schiavi.

1. Il Foia serve a tutti, non solo ai giornalisti. La sofferenza del territorio italiano sul fronte ambientale non è più solo un tema per ecologisti duri e puri, ma un problema di sicurezza e di salute pubblica. In molti lo hanno capito come dimostra il progetto Cittadini reattivi lanciato da Rosy Battaglia che sta mappando problemi di inquinamento idrico, ma anche la situazione dei siti contaminati dall’amianto dove spesso si confondono siti bonificati e da bonificare.

2. Il Foia serve al singolo. Un’inchiesta giornalistica mira ad interessare quanti più lettori possibile, ma un buon accesso all’informazione permette di ottenere e divulgare informazioni estremamente granulari e dettagliate che sono così più rilevanti per il singolo. È il caso della mortalità negli ospedali italiani rivelata dall’inchiesta #doveticuri di Wired, dove però i dati sono stati ottenuti e divulgati senza il permesso del Ministero della Salute. L’esistenza di un Foia permetterebbe di avere dati più facilmente e meglio organizzati.

3. La trasparenza farà l’Italia più ricca. Se è vero che la luce del sole è il miglior disinfettante come diceva Louis Brandeis e che la corruzione costa all’Italia qualosa come 60 miliardi l’anno, ha ragione da vendere Transparency Italia nello spiegare che il Foia è un passo indispensabile e universalmente riconosciuto a livello internazionale per progredire in questa direzione.

4. Ai tempi del whistleblowing l’eccesso di segretezza non paga. Su questo punto ha insistito giustamente Philip Di Salvo ricordando, oltre al recente Datagate, la genesi di Collateral murder, il filmato dirompente prodotto da Wikileaks su materiale dell’esercito Usa e che mostrava l’omicidio da parte di un elicottero Usa di alcuni giornalisti Reuters. L’agenzia aveva cercato di ottenere informazioni anni prima proprio appellandosi al Foia, ma senza fortuna. Alla fine negare l’accesso è stato peggio che far luce.

5. Il Foia non è straniero. A dispetto dell’acronimo anglosassone che si presta a diversi giochi di parole e fraintedimenti in Italia, il concetto di trasparenza e di diritto alla conoscenza da parte dei cittadini dell’operato delle pubbliche amministrazioni è italiano dai tempi del Rinascimento. Lo ha sottolineato Marco Renzi ricordando, da buon toscano, che già nel 1400 a Siena (250 anni prima della Svezia) gli edili dovevano rispondere alle domande dei cittadini, pena salatissime multe.

In attesa di avere un Foia anche in Italia rilancio con due cose da fare:

1. Commentare e integrare il testo proposto da #Foia4Italy

2. Fare una richiesta di accesso – tutte le istruzioni sul come fare sono nel nostro LegalLeaks – e raccontare com’è andata su siti, blog, social e testate. Magari segnalandolo anche a Diritto Di Sapere.

 

Stasera Foia4Italy è a Glocal News

glocal14

Stasera Diritto Di Sapere sarà al Glocal News Festival di Varese per presentare le prossime tappe della campagna Foia4Italy e discutere il testo di quello che speriamo diventi il primo Freedom of Information Act italiano.

L’appuntamento è per le 18.30 alla Sala Campiotti presso la Camera di Commercio di Varese, in via Monte Grappa 5.

L’incontro, moderato da Guido Romeo, data e business editor di Wired e co-fondatore di Diritto di Sapere e Foia4Italy, ospiterà gli interventi di Rosy Battaglia (Cittadini Reattivi e Foia4Italy), Philip Di Salvo (giornalista e European Journalism Observatory) e Marco Renzi (Lsdi).

Lo scopo dell’incontro è aprire a una discussione aperta tra speaker e pubblico sull’urgenza di un Foia italiano e su quali sono le aree di applicazione di questo strumento, dal giornalismo all’attivismo civico e alla lotta alla corruzione.

 

Accountability e Foia nel discorso di Renzi. Ma l’Open Governement dov’é?

Il discorso di insediamento di Matteo Renzi (qui il testo integrale) è stato criticato da molti. È sicuramente molto ambizioso (dissero lo steso di Obama), a tratti troppo vago e non affronta il tema spinoso di come si coprono i costi delle riforme (ma si poteva parlando così a braccio?).

Ci sono però due parole che qui a Diritto Di Sapere ci hanno fatto drizzare le orecchie: «accountability» e «Freedom of information act».

Ecco cosa dice il Premier:

«Non siamo per sottrarre responsabilità ai dirigenti: siamo per dargliele tutte. Vorremmo che la parola accountability trovasse una traduzione in italiano, perché vi sono le responsabilità erariali, quelle penali e quelle civili, però non ve n’è una da mancato raggiungimento degli obiettivi, se non a livello teorico: questa, però, è una sfida di buon senso, che nell’arco di quattro anni può essere vinta e affrontata se partiamo subito e se abbiamo anche il coraggio – lasciatemelo dire – di far emergere in modo netto, chiaro ed evidente che ogni centesimo speso dalla pubblica amministrazione debba essere visibile on line da parte di tutti. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Di Biagio e Ichino). Questo significa non semplicemente il Freedom of Information Act, ma un meccanismo di rivoluzione nel rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione tale per cui il cittadino può verificare giorno dopo giorno ogni gesto che fa il proprio rappresentante».

Sull’accountability non possiamo che dargli ragione: come molte altre parole inglesi non è direttamente traducibile in italiano (anche se la Treccani ci aiuta qui). L’accountability sottintende trasparenza, ma è più della trasparenza perché implica la responsabilità e il dovere di rendere conto di ciò che si fa (o non si fa). Non basta cioè pubblicare online i bilanci, ma bisogna anche dare delle metriche per misurare l’efficacia della spesa e creare delle strutture dove ci siano dei responsabili con nome e cognome. Un po’ più di accountability in Italia davvero non guasterebbe. Sia a livello locale, che centrale.

Sul Foia: il tema non è nuovo nei discorsi di Renzi che lo aveva citato più volte durante le Primarie del 2012. A volte in maniera un po’ vaga e, infatti, lo avevamo ripreso qui e qui. Questa volta il premier lo cita abbastanza in cavalleria, dicendo addirittura che bisogna fare molto di più. Non potremmo essere più d’accordo, ma ci viene un dubbio.

Non è che Matteo stia parlando di Open Governement, quel “governo aperto” che ha la trasparenza, l’accountability e il Foia tra i suoi pilastri, ma è anche molto di più perché presuppone partecipazione e coinvolgimento dei cittadini?

Se è all’Open Gov che sta pensando, l’Italia ha già varato un piano d’azione nel 2012. La valutazione fatta dalla società civile italiana l’estate scorsa ha evidenziato parecchi punti critici. Molti di essi emergono anche nell’ultimo report indipendente sull’action plan italiano dell’Open Governement Partnership, che è stato anche visionato prima della pubblicazione dal Governo italiano.

A leggere questi rapporti c’è davvero tanto da fare. Non resta che fare i migliori auguri al neo-premier. Se ce la fa in un mese, ma anche in due o tre, sarebbe un capolavoro.

 

 

 

 

 

 

Rassegna DDS: il valore dei dati, lezioni per civic hackers e università “open”

TransparencyEccoci a mercoledì con una nuova rassegna.

Oggi si parla di valore economico di dati e open government, ma anche di community che collaborano con la pubblica amministrazione.
E nuove strade collaborative si aprono anche in ambito accademico…

  • Il valore economico dell’open government… Quando si parla di open government, possiamo possiamo quantificarne i vantaggi concreti per aziende, cittadini e amministrazioni pubbliche? Secondo Alex Howard, un esperto del settore e autore di una riflessione approfondita sul tema, non è così semplice. Che ne pensate?
  • …e quello dei dati pubblici! Un altro esperto di dati della pubblica amministrazione, Ton Zijlstra, racconta le attività di un workshop sul valore degli open data come strumento per creare nuove politiche pubbliche. Qual è il potenziale dei dati aperti in termini economici e quale l’impatto sulla trasparenza della PA?
  • Open Data Day: lezioni per civic hackers. David Eaves, uno dei promotori dell’Open Data Day, fa un bilancio della giornata, svoltasi il 23 febbraio scorso (anche Diritto Di Sapere vi ha preso parte). Come si costruiscono community “civiche”, che collaborino con le istituzioni? Quale direzione prendere per un open government collaborativo?
  • Dati pubblici in formati “open”: la Sunlight Foundation spiega perché è importante che i dati pubblici siano disponibili in formati aperti. Una riflessione valida sia per le richieste di accesso che per la pubblicazione di dati!
  • Come sta crescendo OpenStreetMap. GPS, crowdsourcing, cartografi: sono gli ingredienti di OpenStreet Map, un progetto collaborativo per creare un’alternativa “open” alla mappatura della rete stradale mondiale. Un progetto che sta crescendo e con risultati particolarmente interessanti.
  • Università “open”: un aiuto per i paesi “in via di sviluppo”? Sono sempre più numerosi le iniziative accademiche che “aprono” le proprie risorse educative e gettano le basi per un’innovazione collaborativa, spiega Julia Wetherell su Techpresident. Fino ad ora, però, i benefici sono stati più che altro “laterali”, favorendo le comunità di persone già inserite in ambito accademico. Come si può creare valore anche per i “paesi in via di sviluppo“?

 

Trasparenza, accesso e open data: la rassegna DDS

Navigare tra le informazioni è complicato: sui temi di accesso, trasparenza e open data ci sono così tante articoli interessanti che è difficile tenere traccia di tutti. Da oggi, ogni settimana, cercheremo di aiutarvi, selezionando quelli per noi più interessanti e ve li riproporremo in breve.

Ovviamente segnalateci nei commenti o via email quello che trovate in rete. Li integreremo nella nostra rassegna.

Quella di oggi è dedicata agli open data:

  • I primi frutti dell’Open Data Day. Avete partecipato all’Open Data Day? Se sì, eravate in ottima compagnia in tutto il mondo. Alcuni dei progetti intrapresi sono ancora in corso. Eccone alcuni che sono stati completati durante la giornata mondiale dei dati aperti.
  • Da Obama 2012 a New York, i dati sono strategici. La campagna di Barack Obama nel 2012 ha usato al meglio i dati a propria disposizione per prendere decisioni e organizzare azioni sul territorio: ora lo stesso principio verrà utilizzato dalla città di New York.
  • Dati pubblici e scoop: istruzioni per l’uso. I dati pubblici sono preziosi per creare scoop e titoli di giornale. Ecco qualche consiglio ai giornalisti su come usarli al meglio (e qualche buon motivo per usare diritto di accesso e open data!).
  • Aiutare i senzatetto… con gli open data! Si tratta di quello che sta provando a fare la città di Vancouver. Lo racconta David Eaves, esperto di open data e residente di Vancouver.
  • Più dati per tutti. Migliaia di dati pubblici, set di dati di tutti i tipi e in varie forme in una lista assai fornita. Buon “data-crunching”!

Matteo Renzi e quel pericoloso malinteso sulla trasparenza

Confesso che ieri sera, al primo confronto tra i candidati alle primarie del centrosinistra speravo qualcuno giocasse la carta della trasparenza in maniera più decisa. Non lo hanno fatto, ma il tema ricorre nel discorso politico e la richiesta da parte della società civile cresce.
Un buon termometro su questo fronte è stato l’Open government summit di qualche giorno a fa a Roma. È stata l’occasione di ascoltare in prima persona come alcuni decisori pubblici interpretano l’open government e in particolare il diritto di accesso all’informazione.
Il tema del diritto di accesso è stato in realtà il punto di partenza della giornata visto che, moderando il primo panel della mattinata non potevo che richiamare il “right to information” come uno dei fondamenti più importanti della trasparenza di cui oggi tanto si parla sia in nella cronaca (per invocarla) che nei programmi politici (per prometterla).
Il Ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi, messo alle strette da Alessandro Gilioli de L’Espresso, si è lasciato andare a una dichiarazione sulla possibilità imminente di avere un “freedom of information act” italiano, o meglio «qualcosa del genere…». L’ambizione, ha chiarito il ministro, è di pubblicare online tutti i dati della pubblica amministrazione.
Grazie a Twitter, dove #ogs12 era diventato rapidamente trending topic, al Ministro ha fatto subito eco Matteo Renzi invocando – via social – una «trasparenza totale secondo il Freedom of Informatio Act»
e allegando uno stralcio delle sue idee di programma (attendiamo il programma vero e proprio) che appunto recita: «documenti e informazioni della Pubblica Amministrazione devono essere accessibili on line per chiunque, senza richiesta motivata».
Posto che in Italia il diritto di accesso all’informazione dei cittadini va certamente riformato (è la missione di Diritto Di Sapere), è preoccupante vedere che il “Freedom of information act” venga citato in modo così bislacco…
L’ottima Giulia Barrera, parte del movimento Foia.it ha cercato di mettere un po’ di punti sulle “i” ma sembra chiaro che sia Patroni Griffi che Renzi non hanno veramente letto, nè riflettuto molto su come funziona il principio del diritto di accesso all’informazione.
Il risultato è un malinteso molto pericoloso: il Foia non impone di pubblicare tutto online: sarebbe impossibile e affogare nell’informazione è spesso uguale a non averla… Piuttosto permette ai cittadini di ottenere, dietro richiesta, accesso ai documenti che richiedono.
In tutto il mondo le varie leggi sul diritto di accesso, le cosiddette “freedom of information laws”, regolano la trasparenza “reattiva” ovvero quando e come un’amministrazione deve rispondere alla richiesta di un cittadino.
La pubblicazione online, invece, non è altro che una trasparenza “proattiva” in cui l’amministrazione sceglie cosa pubblicare (tipicamente il bilancio, i dati ambientali su qualità dell’aria e tutti gli open data che oggi sono così di moda). Di questo genere di trasparenza si parla nella legge anticorruzione e nel famoso articolo 18 del decreto Passera.
Tra trasparenza proattiva e reattiva c’è perciò una bella differenza e giuristi (Patroni Griffi è magistrato) e amministrativisti dovrebbero conoscerla bene.
La distinzione è importante perché una buona regolamentazione della trasparenza reattiva è la migliore (e forse l’unica) garanzia di una una democrazia davvero trasparente.
(In Italia è la legge 241/90, che ha diversi punti da aggiornare, come abbiamo spiegato qui).
Eppure il materiale è abbastanza facilmente consultabile. Se parliamo del Foia americano (gli Usa sono sicuramente il paese più citato sull’accesso all’informazione, ma certamente meno avanzati dei Paesi scandinavi che hanno inventato il principio nel 1700) la pagina del dipartimento della Giustizia è molto chiara:«The Freedom of Information Act (FOIA) provides that any person has a right, enforceable in court, to obtain access to federal agency records».

Il progetto

Immagina di comprare il biglietto del cinema, entrare e non veder proiettato nulla. Immagina di comprare un libro per poi aprirlo e scoprire che quasi tutte le pagine sono cancellate… Ecco, questa è la condizione nella quale si trova la maggior parte degli italiani quando chiede di accedere alle informazioni in possesso dello Stato. Eppure, si tratta di informazioni raccolte in nostro nome e con le risorse che mettiamo a disposizione come contribuenti.

Questa condizione di scarso accesso all’informazione è largamente percepita, ma ancora poco misurata in Italia. Il diritto all’accesso è però la pietra angolare di qualsiasi trasparenza, l’architrave di tutti i programmi di open governement e la miglior garanzia di politiche di open data che siano davvero utili e di interesse alla comunità.

Diritto Di Sapere è nato proprio per misurare e promuovere il diritto all’accesso. L’abbiamo concepito confrontando i nostri diritti di cittadini, ma anche gli strumenti a disposizione di chi fa informazione e la trasparenza di cui godono le imprese e i mercati, con ciò che abbiamo toccato con mano in altri paesi.

L’avvio di Diritto Di Sapere non sarebbe stato possibile senza la collaborazione con Access-Info Europe e il sostegno dell’Open Society Foundations.

Il primo anno del progetto è dedicato al primo monitoraggio sul campo dell’accesso in Italia. Con la collaborazione di 60 tra giornalisti e membri della società civile andremo a verificare l’efficacia con la quale gli italiani accedono alle informazioni raccolte dal governo a vari livelli.

I risultati di questa indagine saranno resi pubblici nella primavera del 2013.

Sfruttando l’esperienza di Diritto Di Sapere e grazie all’assistenza di Access Info Europe, la prima fase del progetto raggiungerà i seguenti obiettivi:

  1. fornire a giornalisti ed esponenti di organizzazioni della società civile le competenze tecniche e gli strumenti legali indispensabili per formulare le richieste di accesso alle banche dati pubbliche
  2. verificare le risposte delle amministrazioni pubbliche e l’effettiva applicazione del diritto di sapere in Italia
  3. promuovere un nuovo approccio legale e politica attraverso la costruzione di una coalizione pubblica “dal basso” e pressando i policy-maker sia a livello locale che nazionale.

A termine, Diritto Di Sapere mira a diventare il punto di riferimento per l’accesso all’informazione in Italia e all’estero.

Crediamo che l’Italia abbia urgente bisogno di una apposita organizzazione proveniente dalla società civile il cui obiettivo sia consentire ai cittadini di sfruttare il diritto di sapere e svolgere la funzione di cane da guardia delle politiche governative sul tema. Perché per noi la trasparenza non è un fine, ma un mezzo per costruire un’Italia più giusta, più moderna e più competitiva.