Etichettato: Open Data Day

Rassegna DDS: il valore dei dati, lezioni per civic hackers e università “open”

TransparencyEccoci a mercoledì con una nuova rassegna.

Oggi si parla di valore economico di dati e open government, ma anche di community che collaborano con la pubblica amministrazione.
E nuove strade collaborative si aprono anche in ambito accademico…

  • Il valore economico dell’open government… Quando si parla di open government, possiamo possiamo quantificarne i vantaggi concreti per aziende, cittadini e amministrazioni pubbliche? Secondo Alex Howard, un esperto del settore e autore di una riflessione approfondita sul tema, non è così semplice. Che ne pensate?
  • …e quello dei dati pubblici! Un altro esperto di dati della pubblica amministrazione, Ton Zijlstra, racconta le attività di un workshop sul valore degli open data come strumento per creare nuove politiche pubbliche. Qual è il potenziale dei dati aperti in termini economici e quale l’impatto sulla trasparenza della PA?
  • Open Data Day: lezioni per civic hackers. David Eaves, uno dei promotori dell’Open Data Day, fa un bilancio della giornata, svoltasi il 23 febbraio scorso (anche Diritto Di Sapere vi ha preso parte). Come si costruiscono community “civiche”, che collaborino con le istituzioni? Quale direzione prendere per un open government collaborativo?
  • Dati pubblici in formati “open”: la Sunlight Foundation spiega perché è importante che i dati pubblici siano disponibili in formati aperti. Una riflessione valida sia per le richieste di accesso che per la pubblicazione di dati!
  • Come sta crescendo OpenStreetMap. GPS, crowdsourcing, cartografi: sono gli ingredienti di OpenStreet Map, un progetto collaborativo per creare un’alternativa “open” alla mappatura della rete stradale mondiale. Un progetto che sta crescendo e con risultati particolarmente interessanti.
  • Università “open”: un aiuto per i paesi “in via di sviluppo”? Sono sempre più numerosi le iniziative accademiche che “aprono” le proprie risorse educative e gettano le basi per un’innovazione collaborativa, spiega Julia Wetherell su Techpresident. Fino ad ora, però, i benefici sono stati più che altro “laterali”, favorendo le comunità di persone già inserite in ambito accademico. Come si può creare valore anche per i “paesi in via di sviluppo“?

 

Open Data Day a Bologna: come è andata

In un giorno così forse nessuno avrebbe scommesso sulla riuscita dell’Open Data Day a Bologna.

Sabato mattina, e non uno qualsiasi. Il sabato prima di quelle che da molti commentatori politici sono state considerate le elezioni più importanti degli ultimi decenni per l’Italia (e, per un certo equilibrio politico ed economico, per tutta l’Europa).
In più, un sabato con una neve fitta che a Bologna non si vedeva da un po’, di quella che si appiccica alle scarpe e ti sale fredda fin dentro le narici. Gli scettici sarebbero rimasti rintanati in casa davanti a una bevanda calda. I pigri si sarebbero voltati dall’altro lato nel letto, attorcigliandosi nel piumone. Ma gli attivisti si sarebbero presentati puntuali all’appuntamento delle 10 presso lo Urban Center di Sala Borsa a Bologna.

È iniziata così la nostra giornata del 23 febbraio per parlare di open data e, estendendo il campo, di accesso alle informazioni pubbliche, in collaborazione con Hacks/Hackers Bologna.
Un gruppo di cittadini attenti e attivi ha preso parte alla mattinata, che aveva l’intento di spiegare cosa è l’accesso e di dare indicazioni utili e concrete su come “sporcarsi le mani” con le richieste di dati alle pubbliche amministrazioni. La  formula è quella del Requestathon, che Diritto di Sapere sta cercando di portare in giro per l’Italia in numerosi e differenti contesti: quali sono i diritti del cittadini, come presentare le proprie richieste d’accesso e a chi, e con quali modalità?

La giornata è stata aperta dai saluti delle istituzioni ospitanti. Prima Dimitri Tartari, del Coordinamento del Piano Telematico della Regione Emilia-Romagna, e poi Matteo Lepore, assessore alla Comunicazione, Tecnologie, Relazioni Internazionali e Marketing Territoriale con delega per gli Open Data del Comune di Bologna, hanno sottolineato il loro impegno come rappresentanti di pubbliche amministrazioni al rilascio di dati aperti. Un impegno che non finisce con la pubblicazione di dataset liberamente fruibili dai cittadini e che si muove in qualche modo dall’alto verso il basso, ma anche uno sforzo a essere bravi ascoltatori delle esigenze che provengono dal basso, dimostrandosi sensibili alle richieste dei dati che servono alla cittadinanza.

Perché i cittadini hanno bisogno di avere i dati pubblici a loro disposizione?

Per molti e vari motivi: per un controllo dell’operato delle pubbliche amministrazioni, per creare nuove risorse economiche attraverso la creazione di applicazioni che usano questi dati, ma anche per raccontare storie. Storie di numeri e dati, ma soprattutto storie di persone che si nascondono dietro quei dati. È stata Elisabetta Tola, giornalista scientifica e co-fondatrice di Hacks/Hackers Bologna, a illustrare cosa sono gli open data e quali i possibili utilizzi per tutti i cittadini (qui la sua presentazione).

Ma il dato aperto da solo non basta.

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