Etichettato: ogp

[RESEARCH] Open data policies and practice: an international comparison

As part of our research efforts, here’s the first update on the most important research on FOI and open data all over the world, by our intern Alexandre Salha, a researcher who worked on access to information in his native Lebanon. We start with a paper by researcher Tim Davies, describing policies and practices of Open Data across 6 countries with Open Government Data Initiatives (OGD).

OpenDataBarometer
Italy in the Open Data Barometer (CC-BY-SA)

Davies’ analysis starts with two main points: first, that governments have different agendas on which they developed OGD initiatives; and second, an international cooperation between technical experts and government is required to implement open data polices.

Based on the Open Data Barometer (2013), results appear to define transparency and accountability as the most discussed topic related to open data.
However, this requires on one side information disclosure, in bulk; and on the other side government’s collaboration and citizens’ involvement. Plus, many governments are adopting open data policies, but do so with no impact on transparency and accountability, and especially with no results in terms of citizens’ participation in policy making.
This is why open data needs transparency, participation and collaboration.

As a matter of fact, Davies noted that the concept of open data is driven by different political agendas and is applied accordingly. Thus, he highlighted the shift from policies emphasized by democratic justifications towards more managerial and economic reasons.

Looking at the profiles on OGD initiatives, Denmark and India launched their initiatives based on improving government handling of information. At the moment, Denmark is focusing on innovation and government efficiency (OGP Action Plan 2012 – OGP Action Plan 2013/2014), while India is more focused on the private sector and commercial data re-use.
In the Philippines and Kenya, and even in early stages in the UK and USA, open data was a core component of democracy, participation and accountability. Nevertheless, it evolved and became a tool in the UK and USA in response to the consequences of the global economic crisis; a tool to empower citizens and support a growing technology sector in Kenya (OGP Action Plan, 2012); and a mean to improve public understanding of government in the Philippines (OGP Action Plan 2013-2015).

According to Davies,

“two organizations stand out as instrumental in the dissemination of the idea of adopting open data policies: The Open Government Partnership, and the World Bank”.

Those organizations provide new technologies to promote the dissemination of information among State departments and the public. They develop an international cooperation process in order to draft new policies based on good practices, and support the government in their process of implementing them.
However, he concludes that two main issues are yet to be dealt with:

  • The time at which certain policy elements first emerge across any of the policies studied;
  • The connections between certain policy elements and stated goals in different countries, and at different points in time.

 

More info (referenced in the paper)

 

Anche la Croazia ha il suo FOIA: l’Italia prenda nota

Foto di TheLordMayor (CC BY-SA 2.0)
Il Parlamento croato – Foto di TheLordMayor (CC BY-SA 2.0)

Era una delle condizioni sul tavolo dei negoziati per l’accesso all’Unione Europea e ora è legge: anche la Croazia ha il suo Freedom of Information Act.

Il Foia croato è stato approvato il 6 febbraio scorso, dopo quasi 10 mesi di intenso lavoro ministeriale, consultazioni pubbliche, attività di lobbying, campagne di sensibilizzazione, consultazioni con esperti nazionali e internazionali, e non ultimo, l’aver ospitato il summit europeo di Open Government Partnership (Ogp) a Dubrovnik lo scorso ottobre.

I paesi un tempo a Est della cortina di ferro stanno da tempo dettando la linea in tema di Foia mentre altri, come l’Italia, faticano a mettersi al passo con le democrazie più “open“.

A una prima analisi, alcune norme denotano subito l’impianto liberale della nuova legge in linea con quanto appena stabilito dal Rwanda con il Foia appena promulgato. In particolare:

  • viene introdotta la figura dell’Information Commissioner, dedicato esclusivamente alla promozione e alla tutela della libertà di informazione. Il Commissario sarà eletto dal Parlamento e godrà di immunità pari a quella dei parlamentari.  Avrà forti poteri di controllo e di sanzione amministrativa a favore della tutela dell’accesso;
  • viene introdotto il principio di proporzionalità e della valutazione dell’interesse pubblico, per tutte le eccezioni all’accesso previste dalla normativa Foia;
  • c’è una forte apertura verso la pubblicazione proattiva di informazioni da parte degli enti pubblici, comprese le chiare disposizioni di legge (ciò che deve essere pubblicato) e le norme secondarie;
  • sarà possibile il riutilizzo di informazioni, senza costi, per qualsiasi scopo.

E le novità non si fermano solo agli articoli di legge. Sono state previste delle misure concrete e dei progetti pilota per open data e open government all’interno dell’amministrazione statale.

Sul fronte della società civile, il risultato premia GONG – l’equivalente balcanico di DDS – e molte altre Ong che hanno visto accolte praticamente tutte le modifiche proposte, con il Ministero dell’Amministrazione pubblica che ha difeso i più elevati standard internazionali in termini di Foia, nonostante altre istituzioni a livello governativo abbiano tentato fino all’ultimo di ridurne la portata. L’opposizione interna è talvolta la miglior prova del fatto che lo strumento è percepito anche dai burocrati come efficace nel controllare il loro operato.

Per la Croazia, ora che il quadro giuridico esiste, non rimane che continuare il paziente lavoro di monitoraggio e promozione del diritto di accesso, affinché la società civile sia sempre più consapevole di avere in mano uno degli strumenti più potenti strumenti per una cittadinanza attiva ed informata.

Per l’Italia l’esempio croato è un occasione per riflettere come mettersi al passo europeo, sia a livello normativo che di apertura partecipativa del processo legislativo. Al di là dell’Adriatico la consultazione con la società civile non è mai venuta meno ed è partita fin dalle prime fasi, mentre da noi – almeno con l’ultimo tentativo – non è mai nemmeno iniziata.