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Silenzi di Stato, le verità pubbliche che ci nascondono

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di Elisa Murgese

Quanto ha speso il sindaco in viaggi e cene? Che cosa c’è nell’aria di casa mia? Com’è gestita l’emergenza dei migranti? Sono dieci storie di informazioni negate quelle raccontate in “Silenzi di Stato”, libro dell’avvocato Ernesto Belisario e del giornalista Guido Romeo appena uscito per Chierelettere. Come precisa il sottotitolo, “Storie di trasparenza negata e di cittadini che non si arrendono”. Perché Belisario e Romeo hanno scelto di raccontare dieci battaglie di cittadini e giornalisti che hanno cercato (spesso inutilmente, certamente con fatica) di entrare in possesso di documenti nelle mani di pubbliche amministrazioni: i titolo di studio degli insegnati inseriti in graduatoria, i costi del portale Italia.it o le informazioni sulla sicurezza degli edifici pubblici. Tante le domande che i cittadini vorrebbero porre alle pubbliche amministrazioni ma sempre uguale la risposta: una porta chiusa in faccia alla trasparenza.

Dieci episodi, che gli autori sperano essere il racconto di un’Italia del passato, visto che lo scorso maggio Diritto di Sapere e le associazioni di Foia4Italy hanno spinto il Governo a inserire nella riforma della pubblica amministrazione il primo Freedom of Information Act (Foia) italiano (vedi la timeline di due anni di campagna Foia4Italy), ovvero una norma che dovrebbe garantire a “chiunque” di fare richiesta di accesso agli atti, definendo l’accesso alle informazioni com un diritto di cittadinanza. Peccato che la partita non sia ancora vinta: le pubbliche amministrazioni italiane possono già allinearsi agli standard anglosassoni ed europei grazie all’approvazione del Decreto Trasparenza dello scorso maggio, ma si dovrà aspettare il 23 dicembre per leggere le linee guida dell’Autorità nazionale anti corruzione (Anac). Infatti, anche se il Freedom of Information Act italiano è stato adottato il 23 maggio scorso ed è entrato in vigore il 23 giugno, gli obblighi previsti dal decreto per le Pubbliche Amministrazione saranno attivi solo dal 23 dicembre, data entro la quale l’Anac dovrà pubblicare le linee guida.

Un passaggio molto delicato, quello delle linee guida Anac, perché definirà in maniera precisa le eccezioni, ovvero i casi in cui la pubblica amministrazione potrà negare diritto di accesso dei cittadini, ad esempio per evitare “un pregiudizio concreto alla tutela” di “ordine pubblico”, “sicurezza nazionale”, “relazioni internazionali” o “stabilità finanziaria ed economica dello Stato” (come si legge nell’aggiornamento del 16 maggio 2016 del decreto legislativo 33/2013).

“Malgrado tante promesse di trasparenza, spesso per i cittadini ottenere una risposta è impossibile” racconta Massimo Cerofolini nella trasmissione radiofonica Eta Beta su Radio Rai1 dedicata a “Silenzi di Stato”. L’augurio, quindi, è “che il nostro Foia non rimanga carta e basta”, scrive Luigi Franco su ilfattoquotidiano.it, perché “la trasparenza non può essere concessa a capriccio, un po’ sì e un po’ no, in dosi omeopatiche”, continua Gian Antonio Stella, curatore della prefazione di “Silenzi di Stato”. “Un libro la cui lettura vi dà moltissime elementi per capirne di più sull’accesso ai dati – racconta Oscar Giannino dai microfoni di Radio24 – per capire come funziona negli altri Paesi e per avere tanti esempi concreti di come veniamo limitati nell’esercizio dei nostri diritti dall’ignoranza di Stato, il muro contro cui sbattiamo la testa”.

Giornata Mondiale dell’Accesso alle Informazioni: FIRMA per il FOIA italiano!

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FIRMA LA PETIZIONE DI FOIA4ITALY

Mentre oggi in tutto il mondo si festeggia la Giornata Mondiale del Diritto di Accesso alle Informazioni (International Right to Know Day) l’Italia rimane una delle poche democrazie occidentali a non riconoscere ancora questo diritto fondamentale.

L’obiettivo nostro, e delle altre 31 organizzazioni parte di FOIA4Italy è quello di far approvare in Italia un Freedom Of Information Act, una legge che permetta ai cittadini un ampio accesso alle informazioni, ai dati e ai documenti delle Pubbliche Amministrazioni.

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Benvenuto a bordo Mr. Chiedi

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All’anagrafe è Claudio Cesarano, ma per noi qui a Diritto Di Sapere è già Mr. Chiedi. Sì, perché Claudio è salito a bordo lo scorso luglio, arrivando dritto dritto dagli uffici di Madrid di Access Info Europe, dove si è fatto le ossa su AsktheEU che con la nostra piattaforma Chiedi condivide il motore (il software open-source Alaveteli sviluppato da MySociety), ma anche il cuore: la missione di facilitare l’accesso da parte di cittadini e giornalisti alle informazioni raccolte dalle istituzioni.

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Corruzione in Italia: servono politiche efficaci, non retorica della trasparenza.

Indice di Corruzione Percepita: la mappa
Corruption Perception Index 2014: la mappa internazionale

Lo scorso 3 dicembre Transparency International ha pubblicato il suo annuale Corruption Perception Index (CPI), l’Indice di Corruzione Percepita.
Anche quest’anno l’Italia ha un pessimo piazzamento, di fatto invariato rispetto allo scorso anno: 69° posto, tra gli ultimi paesi europei, con soli 43 punti su 100.

Cosa significa?
Lo scrive chiaramente Ernesto Belisario su Wired Italia:

Lo stallo italiano ha un significato ben preciso: le politiche degli ultimi anni, anche normative, in materia di lotta alla corruzione (e trasparenza) non hanno funzionato!

Il quadro è sconfortante: le nostre amministrazioni non sono state capaci di utilizzare adeguatamente Internet come strumento di trasparenza, gli open data non hanno avuto l’impatto sperato e – ancora una volta – manca un Freedom of Information Act, una legge in grado di ribaltare la logica della trasparenza, per come è concepita in Italia.

Lo dice, ancora una volta, anche Belisario: “Non è più il cittadino a dover dimostrare il proprio interesse a conoscere un determinato dato o documento (“need to know”), ma è l’amministrazione – se intende negare l’accesso all’informazione o al documento – a dover provare l’esistenza di ragioni (previste per legge) che impediscano di soddisfare la richiesta del cittadino (“right to know”)“.

Il Freedom of Information Act è la pietra angolare della trasparenza e c’è sempre più bisogno di una buona legge a riguardo.

La campagna Foia4Italy – con la relativa proposta di legge – è la voce della società civile che chiede al governo politiche anti-corruzione con strategia e visione, fuori dalla “retorica della trasparenza” che abbiamo visto troppo spesso.

Con il Paraguay sono 100 le leggi sull’accesso all’informazione

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Lo scorso 21 agosto il parlamento del Paraguay ha approvato quella che è la legge numero 100 sull’accesso all’informazione.

Solo 20 anni fa, ci ricordano da Access-Info, le leggi nel mondo erano solo 15.
I cambiamenti storici, il crollo del muro di Berlino, le transizioni democratiche dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale hanno dato impulso al movimento per la trasparenza. 

In molti paesi la società civile ha dato impulso e forza all’azione parlamentare per creare e rafforzare le leggi sull’accesso all’informazione: oggi il right to know è in espansione, anche se a diversi gradi.

Questo però non vuol dire che si possa abbassare la guardia, anzi: in molti Paesi si cerca di tornare indietro sui diritti acquisiti. In altri, invece, la trasparenza sembra tale solo di nome: è il caso della Spagna, dove la neonata legge sulla trasparenza, che entrerà in vigore il prossimo dicembre, nasce già pesantemente condizionata e – a oggi – non sono ancora disponibili informazioni sulla sua implementazione e attuazione.

Anche in Italia abbiamo le nostre sfide: Foia4Italy porta avanti una proposta di legge sull’accesso che fa riferimento al Freedom of Information Act e che ribalta il concetto (e la pratica) dell’accesso all’informazione per come è stata intesa in Italia fino ad ora:

Vogliamo norme sulla trasparenza moderne, di larga applicazione e facilmente utilizzabili dai cittadini.

Abbiamo quindi deciso di scrivere una proposta di legge che introduca, finalmente, anche nel nostro Paese una legge evoluta sull’accesso all’informazione: se approvata, la legge consentirà a chiunque (non solo ai cittadini) di poter conoscere tutti gli atti, documenti e dati formati e detenuti dalle Pubbliche Amministrazioni, con poche e tassative eccezioni.

Basterà una legge? Certamente no e sarebbe ingenuo sostenerlo, ha argomentato il nostro Guido Romeo rispondendo agli stimoli di Gianluca Sgueo.

Ma una legge sull’accesso è un passo fondamentale: Foia4Italy è un punto di partenza, a cui tutti possono collaborare.

 

Foia4Italy: la società civile chiede un Freedom of Information Act in Italia

Foia4Italy

Per Diritto di Sapere, avere un Freedom of Information Act è obiettivo e traguardo imprescindibile: per questo siamo orgogliosi di annunciare la nascita di Foia4Italy.

Si tratta di una coalizione di più di 30 organizzazioni della società civile che si sono unite per chiedere al governo italiano un Freedom of Information Act.

Ancora di più: il testo lo abbiamo scritto insieme in modo collaborativo, lo abbiamo pubblicato e chiediamo al governo di usarlo per avere una buona legge sull’accesso all’informazione.

Dal manifesto:

Vogliamo un governo del potere pubblico in pubblico.

La cultura della trasparenza è la spina dorsale di un Paese avanzato. Conoscere le informazioni che ci riguardano (dai conti pubblici alla salubrità dell’ambiente in cui viviamo) non deve essere un’impresa per pochi, ma una possibilità e un diritto di tutti.

Oggi, in Italia, questo diritto non è ancora pienamente garantito. Per questo FOIA4Italy chiede al Governo un Freedom of Information Act (FOIA) anche nel nostro Paese e avanza una concreta proposta normativa.

Negli ultimi anni è stato fatto molto per la trasparenza, ma l’iniziativa FOIA4Italy non si accontenta e chiede di più perché la linea di confine tra cittadinanza e sudditanza è ancora molto sottile.

Il nostro interesse legittimo è poterci occupare delle nostre comunità. Chiediamo di sapere per poter analizzare, capire e agire.

FOIA4Italy è una campagna senza affiliazioni politiche nata da una rete di soggetti della società civile attivi su queste priorità

Il sito Foia4Italy è a vostra disposizione e presto vi daremo tutte le modalità per unirvi alla campagna e chiedere una vera legge per l’accesso all’informazione.

In Rete la campagna utilizza l’hashtag #Foia4Italy.