Categoria: Open Gov

Foia al via, la trasparenza in Italia è più facile

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di Guido Romeo

Oggi 23 dicembre, chiedere l’accesso alle informazioni in possesso dello Stato italiano è improvvisamente diventato più semplice. Non bisogna più giustificare il proprio interesse o dimostrarsi parte interessata di un procedimento amministrativo. Cosa è successo? È finalmente entrato in vigore il primo Freedom of Information Act italiano approvato lo scorso maggio.

È vero, tra allerte al terrorismo e grandi salvataggi bancari, l’entrata in vigore di una legge sulla trasparenza non ha nessuna speranza di conquistare le prime pagine, ma questo Foia fa un regalo importante a tutti gli italiani: un nuovo diritto. Anzi mi correggo, è un regalo non solo agli italiani, ma a tutti perché viene data “libertà di accesso a chiunque ai dati e ai documenti” di amministrazioni pubbliche agenzie statatali e a gran parte delle partecipate.

Intendiamoci, il nuovo Foia è tutt’altro che perfetto, come DDS e altre organizzazioni hanno sottolineato, ma è un passaggio importante per un paese come il nostro, fino a quelche mese fa relegato alle ultime posizioni (97imi su 101) delle classifiche RTI sulla trasparenza di cui abbiamo appena scalato oltre 40 posizioni.

Ma ora la cosa più importante è un’altra: usare il nostro diritto all’accesso!

La democrazia non è uno sport da spettatori” come ha detto il regista Michael Moore e se vogliamo che la trasparenza serva davvero a tutelare i diritti dei cittadini, dobbiamo cominciare a usarla.
Come si fa un Foia? Il modo più semplice per chi non ha una Pec o non si è ancora registrato con il servizio Spid è usare #CHIEDI, la piattaforma gratuita e senza fini di lucro creata da Diritto Di Sapere con il supporto di MySociety e Open Society Foundations.

Nemmeno #CHIEDI è uno strumento perfetto, ma funziona ed è l’unico nel suo genere in Italia. Chi lo userà ci aiuterà anche a migliorarlo. Il team di DDS e in particolare Claudio, Elisa e Martina, è instancabilmente al lavoro anche in questi giorni cruciali.

In chiusura in grande ringraziamento a tutte le associazioni e le persone che, insieme a DDS, hanno dato vita a Foia4Italy, un movimento informale e senza cariche o statuti, ma che negli ultimi due anni si è dimostrato un’efficacissima lobby civica senza la quale il Foia italiano forse non avrebbe mai visto la luce. E certamente non è finita.

Buon Foia e buona fortuna!

Due anni di Foia4Italy e non è ancora finita

 

Audizioni pubbliche: solo 2 sindaci mantengono le promesse fatte a #SaiChiVoti

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di Martina Basile

I neo sindaci di Novara e Savona passano a pieni voti l’esame della trasparenza. Bocciati invece i primi cittadini di altri 10 comuni, che non hanno mantenuto gli impegni presi aderendo a “Sai Chi Voti”, la campagna per la trasparenza elettorale di cui Diritto di Sapere è promotorice insieme a diverse organizzazioni tra le quali Riparte il Futuro, Action Aid, Transparency International e Carte in regola.

Oggi, infatti, scadono i 100 giorni a disposizione dei sindaci per cambiare il metodo di nomina dei vertici delle imprese municipalizzate introducendo il meccanismo delle audizioni pubbliche.

Dei 12 sindaci che hanno dichiarato la loro adesione a tutti e quattro i punti della campagna, solo 2 (Novara e Savona) hanno mantenuto l’impegno di introdurre una norma che preveda audizioni pubbliche nelle aziende municipalizzate.

Male i sindaci di Torino (Chiara Appendino), Bologna (Virginio Merola) e Roma (Virginia Raggi) che nonostante il loro impegno pre-elettorale, una volta insediatisi hanno proceduto a nomine di stampo tradizionale.

Molto male il sindaco di Gallarate (Andrea Cassani) che, interrogato sull’andamento dei lavori, ha risposto che “le audizioni pubbliche non sono la nostra priorità” mentre il sindaco di Varese Galimberti ha preferito il silenzio.

Le rimanenti realtà municipali (Latina, Varese, Gallarate, Brindisi, Vittoria, Trieste e Caserta) hanno dichiarato di stare ancora lavorando a dei regolamenti sulle nomine (violando quindi il termine dei 100 giorni previsti da Sai Chi Voti) o, addirittura, ne hanno varati di alcuni che non comprendono il punto fondamentale delle audizioni pubbliche.

Lo scenario che ne consegue, quindi, sembra far intuire che in Italia la trasparenza è ancora solo uno strumento di propaganda elettorale e non un punto concreto delle agende politiche dei sindaci. Come ha detto Davide Del Monte, direttore di Transparency International Italia, “L’esito della campagna #saichivoti, con solo 2 sindaci su 12 in grado di mantenere l’impegno preso in campagna elettorale, ci ricorda una cosa importante: la trasparenza non va difesa solo dagli attacchi di corrotti e corruttori, ma anche, e soprattutto, da chi ne fa un vessillo propagandistico per accaparrare voti in più”.

Scontrini online, la procura chiede tre anni per Marino

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di Martina Basile

Fare trasparenza non conviene.

La procura ha infatti richiesto la condanna a tre anni, un mese e dieci giorni per l’ex sindaco e l’ha sottoposta al gup Pierluigi Balestrieri che si dovrà esprimere in merito in data ancora da decidersi.

La vicenda gira intorno alle cinquantasei cene consumate tra il 2013 e il 2015 che Marino avrebbe pagato con la carta di credito e a dei certificati che riportavano compensi a dei collaboratori inesistenti che avrebbero fatto entrare nelle casse della Onlus seimila euro illeciti.

La richiesta iniziale di condanna era di quattro anni e otto mesi per falso, peculato e truffa ma lo stesso Marino aveva sollecitato il rito abbreviato che prevede uno sconto di pena di un terzo.

Lo stesso Comune di Roma si è costituito parte civile nella causa e ha richiesto un risarcimento di seicentomila euro: 100mila per “danno funzionale” e 500mila per “danno d’immagine”.

Nonostante la sicurezza mostrata dall’avvocato della difesa, Enzo Musco, che dichiaraHo provato senza ombra di dubbio che il mio assistito non ha mai utilizzato risorse pubbliche per finalità private e ho chiarito il concetto  giuridico di “spesa di rappresentanza“; sembra che l’ex sindaco di Roma non abbia più molto margine di difesa. L’ultima parola, tuttavia, spetta al gub Balestrieri.

I rischi di questa vicenda sono due. Il primo è che gli altri politici, dei quali nessuno al di fuori del Ministro Carlo Calenda ha pubblicato le proprie spese (come raccontato in Silenzi di Stato) strumentalizzi la vicenda come alibi per la propria non trasparenza. Il secondo è che se i cittadini continueranno a non chiedere, nessuno sarà incoraggiato a pubblicare.

Open gov, l’Italia punta in alto

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di Martina Basile

Più società civile, avanti tutta sulla trasparenza e diritto di accesso, la partecipazione come tema chiave da declinare attraverso proposte quali il FOIA, il whistleblowing e molto altro. È questo il nocciolo del terzo piano d’azione per il governo aperto licenziato dal Governo italiano lo scorso giugno.

Nonostante la cronaca degli ultimi mesi lo abbia spesso messo da parte a favore delle lotte politiche nazionali e degli sviluppi sul referendum costituzionale, l’open government è oggi una tematica di vitale importanza per tutte le democrazie avanzate.

Il presidente uscente degli Stati Uniti, Barack Obama, nel 2011 ha guidato i sei paesi fondatori nella creazione dell’OGP e, per sottolineare l’importanza del progetto, l’ho ha anche nominato durante il suo ultimo discorso alle Nazioni Unite come strumento per rimettere i cittadini nel ruolo di protagonisti.

A sottolineare l’importanza e l’influenza dell’Open Government Partnership, la decisione dei paesi membri di votare per l’uscita dal progetto della Turchia come sanzione per le dure repressioni attuate dal governo dopo il tentato colpo di stato.

Il prossimo appuntamento, l’OGP Global Summit 2016, previsto per dicembre a Parigi, sarà quindi il primo senza la Turchia e il primo da quando il Regno Unito non è più parte dell’Unione Europea. Parteciperà anche l’Italia che proprio in questi giorni ha messo a punto un importante traguardo.

[…] abbiamo voluto rilanciare con forza l’impegno dell’Italia all’interno dell’Open Government Partnership, per candidarci ad essere tra i Paesi leader sui temi della trasparenza, della cittadinanza digitale e della partecipazione.

Questa una delle frasi chiave della prefazione del Terzo Piano d’Azione (2016-2018) per l’Open Government in Italia.

Definitivamente pubblicato il 20 settembre, giorno tra l’altro del quinto anniversario della nascita dell’Open Government Partnership, il Terzo Piano d’azione va a costituire un altro metro della strada intrapresa dal nostro Paese verso una pubblica amministrazione più trasparente e vicina al cittadino. Come sostenuto dagli stessi fautori del piano, in questa edizione si è lavorato duramente per portare l’Italia e la sua pubblica amministrazione a un nuovo livello di responsabilità e competenza.

Elemento chiave della creazione del Terzo Piano d’Azione è stato probabilmente il coinvolgimento della società civile attraverso lo strumento dell’Open Government Forum e di alcuni tavoli di discussione su trasparenza, open data, partecipazione e altre tematiche rilevanti. È stata inoltre avviata, nel periodo tra il 16 luglio e il 31 agosto, una consultazione pubblica alla quale la società civile ha partecipato attivamente per lasciare i propri commenti sulla bozza del piano.

Cosa succede adesso?

Adesso è il turno delle pubbliche amministrazioni, capitanate dal Ministro della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, che dovranno intraprendere il percorso di attuazione dei punti previsti dal piano d’azione. Da non tralasciare, comunque, il ruolo di monitoraggio che anche in questa fase avrà, a detta dell’Open Government italiana, la società civile.

Dal nostro elenco su cosa è successo finora e cosa succederà in futuro, possiamo quindi spuntare la voce “Terzo Piano d’Azione per l’Open Government in Italia”. Ricordiamo, in ogni caso, i punti salienti del piano in materia di trasparenza:

  1. la stesura di linee guida per le esclusioni e limitazioni al diritto di accesso
  2. l’avvio, come detto prima, del programma di monitoraggio da parte della società civile
  3. l’elaborazione di standard per le pubblicazioni delle pubbliche amministrazioni.

L’ultimo punto è l’entrata in vigore degli obblighi previsti dal decreto per le Pubbliche Amministrazioni che avverrà il 23 dicembre. In quella data, si potrà forse mettere fine a una prima, lunga fase di lavori giuridici e tecnici e aprirne una più pratica che vedrà impegnati molteplici attori su più livelli.

Estate 2016: i tre momenti più imbarazzanti per la trasparenza

di Martina Basile

Siamo di nuovo a settembre e come tutti, anche Diritto di Sapere torna al lavoro.
Per riprendere al meglio, vi proponiamo le tre peggiori figuracce dell’estate in termini di trasparenza.

  • Il caso RAI: quanto guadagni?

Eravamo pronti a delle cifre piuttosto alte ma forse non ci aspettavamo di vederne pubblicate così poche. Lo scorso 25 luglio la RAI, seguendo i principi di trasparenza contenuti nella riforma del servizio pubblico, ha scelto di pubblicare online i dati sugli stipendi dei propri dirigenti. Sul sito Rai.it, quindi, ecco spuntare i nomi e le cifre messe in tasca dai responsabili che negli ultimi due anni hanno guadagnato più di 200mila euro lordi l’anno (così regolamenta lo stesso sito RAI alla pagina “Rai per la Trasparenza”).

Ecco quindi messi nero su bianco gli stipendi a sei cifre di viale Mazzini, dai 650mila euro annui incassati dal direttore generale Antonio Campo Dall’Orto ai 392mila del presidente RAI Pubblicità (Antonio Marano), fino ad arrivare alla medaglia di bronzo vinta da Gianfranco Cariola, direttore internal auditing responsabile per la prevenzione della corruzione, che in un anno guadagna 352mila euro. Intorno alla stessa cifra si aggirano anche i compensi dei direttori dei due principali canali, Rai 3 (Daria Bignardi) e Rai 2 (Ilaria Dallatana) che guadagnano entrambe 300mila euro. Stessi zeri anche per il compenso di Antonio Di Bella, giornalista e direttore di Rai News, che incassa attorno ai 308mila euro.

Dal giorno dell’annuncio dei compensi l’opinione pubblica si è fatta sentire con forza dando vita a un dibattito molto acceso. Sotto mira in particolare i limiti di questa “operazione trasparenza” che ha garantito accesso soltanto ai dati sugli stipendi dei dirigenti sopra i 200mila euro (94 persone su 13mila lavoratori, ovvero lo 0,7%). Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico ha, inoltre, accusato il Governo di aver fatto passare lo sforamento del tetto di 240mila euro per i manager pubblici grazie a un cavillo.

  • La trasparenza che fa tremare i sindaci di Roma e Milano

Tanto proclamata ma non sempre rispettata: torna per il neo sindaco di Roma, Virginia Raggi, l’incubo della trasparenza. Come vi abbiamo già raccontato, il sindaco Raggi era stata duramente criticata in campagna elettorale per aver omesso nel curriculum vitae il suo praticantato di tre anni presso lo studio fondato e frequentato dall’avvocato Cesare Previti. Piccole scosse, allora. Poi sono arrivate le numerose dimissioni di fine agosto e ancora, nuova grana per il neo eletto primo cittadino romano, con il cosiddetto “caso Muraro”. L’episodio in questione è quello dell’assessore all’Ambiente del Comune di Roma Paola Muraro che da luglio sapeva di essere indagata per violazione della legge sui reati ambientali. Una notizia che l’assessore sembra avere subito comunicato al sindaco, ma che è stata tenuta segreta ai cittadini romani per sette settimane, anche quando diversi giornalisti hanno fatto domande dirette sulla vicenda.

Mentre la tanto declamata trasparenza (vedi anche la loro adesione a “Sai Chi Voti“) della campagna elettorale di Virginia Raggi sembra ormai lontana, coinvolti nel “caso Muraro” anche i vertici del movimento pentastellato, inchiodati da alcuni messaggi che mostrano come, già dal 4 agosto, Luigi di Maio fosse ben a conoscenza della situazione giudiziaria dell’assessore all’Ambiente. Dubbi che si infittiscono, visto che è la stessa ex capo di gabinetto della sindaca Paola Raineri a dire, durante un’intervista a Repubblica.it, che l’assessore Muraro era andata da lei per chiederle un parere legale.

Intanto, a Milano, il sindaco Beppe Sala si trova al centro di un quesito quasi amletiano: “Omissione o falsità”, questo è il dilemma. La questione, nata da un articolo del Fatto Quotidiano e portata avanti per vie ufficiali da un esposto di Riccardo De Corato (storico vicesindaco di Milano dell’era pre-pisapia), è legata al fatto che Sala non ha dichiarato la costruzione di una villa su un suo terreno a Zoagli, in provincia di Genova, oltre ad avere omesso di possedere una casa in Svizzera. Omissione o falso? Deve essere stata la questione posta dagli inquirenti.

Già da fine luglio, tuttavia, la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione del caso ritenendo le mancate dichiarazioni delle pure “omissioni da sanzione amministrativa“. Stando a questa decisione, dichiarare un terreno e dichiarare una “casa costruita su un terreno di proprietà” sono quindi la stessa cosa. Non si smette mai di imparare.

  • La terra trema, la trasparenza anche.

Ma la vera immagine di questa estate, resta il terremoto che ha colpito il centro Italia. Un caso tra gli altri, il crollo della scuola di Amatrice. Sarebbe stato importante avere accesso ai documenti con cui il Comune ha autorizzato la ditta edile che vinse l’appalto a eseguire i lavori di migliorie sismiche sulla scuola. Documenti che però non sembrano fare luce sulla situazione nemmeno alla Guardia di Finanza e anzi mettono dubbi sulla tipologia di interventi che la ditta avrebbe dovuto compiere: adeguamento o migliorie? A detta dell’imprenditore Gianfranco Truffarelli (a capo della ditta che si occupò dei lavori sulla scuola) la differenza è enorme, come spiega in un’intervista a Repubblica.it. Truffarelli sottolinea, inoltre, come gli stessi documenti fossero in teoria a disposizione della consultazione di tutti presso il Genio civile e di come il sindaco di Amatrice fosse a conoscenza dei dettagli dei lavori. Purtroppo la documentazione è ancora sepolta sotto le macerie e per avere risposte si dovrà aspettare a lungo.

In tema di ricostruzione, però, speriamo sia di buon auspicio la dichiarazione di Vasco Errani, Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto: “Primo impegno la trasparenza”. La speranza, quindi, è che Amatrice e gli altri comuni colpiti dal terremoto non vadano incontro alla poca trasparenza che si annusò a L’Aquila dopo il terremoto del 2009 (soprattutto sull’origine e l’utilizzo dei fondi di ricostruzione).

Nel frattempo un gruppo di giornalisti, hacker, comunicatori ed esperti di open data provenienti da tutti Italia ha lanciato un’iniziativa di attivismo civico chiamata Terremoto Centro Italia. Unendo professionalità e competenze diverse, questo gruppo di volontari si è organizzato fin dalle prime ore successive al sisma per aiutare per condividere informazioni utili e verificate. Partito inizialmente come gruppo Facebook e poi come sito si propone quindi di aiutare i cittadini a ottenere la massima trasparenza su ciò che sta avvenendo nei Comuni colpiti dal sisma.

BONUS TRACK: FOIA, dov’eravamo

Intanto, in Italia si continua lentamente la marcia verso la piena applicazione del Freedom Of Information Act. Ecco un breve riassunto di cosa si è fatto e di cosa succederà:

  • Dopo essere stato adottato il 23 maggio scorso (e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’8 giugno), il Freedom Of Information Act è finalmente entrato in vigore il 23 giugno. Gli obblighi previsti dal decreto per le Pubbliche Amministrazione, tuttavia, saranno attivi solo dal 23 dicembre, data entro la quale l’Autorità nazionale anticorruzione dovrà pubblicare le linee guida.
  • Si è conclusa il 31 agosto la consultazione pubblica sul Terzo piano d’Azione italiano per Open Government PartnershipPer quanto riguarda la trasparenza:
    • l’azione 3 sul FOIA prevede la stesura partecipata delle linee guida per l’esclusioni e le limitazioni all’accesso civico; l’avvio del monitoraggio partecipato con la società civile.
    • l’azione 4 sull’amministrazione trasparente, invece, prevede l’elaborazione di standard per la pubblicazione dalle pubbliche amministrazioni.
    • ad agosto, il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza in cui conferma la decisione di novembre 2015 del TAR di negare la richiesta del giornalista Guido Romeo di accedere ai contratti sui derivati presso il ministero del Tesoro. Tuttavia, nella stessa sentenza, il Consiglio rimuove l’obbligo per il giornalista di pagare le spese legali imposte dal Tar.

Oggi il FOIA italiano è più vicino

Creare il primo Foia italiano richiede ancora parecchio lavoro, ma non è una sfida impossibile. È con questo sentimento che siamo usciti dall’incontro di ieri con i parlamentari dell’intergruppo innovazione che comprende 70 deputati e senatori di tutti gli schieramenti. I membri dell’intergruppo hanno voluto confrontarsi con noi per due ore sul testo proposto da Foia4Italy nonostante la giornata campale per la politica italiana tra voti sul milleproroghe e aggiornamenti sulla crisi in Libia.

Intorno al tavolo c’erano Paolo Coppola, Anna Ascani, Lorenzo Basso e Pippo Civati, tutti eletti PD, ma non sono mancati i messaggi di interesse e richieste di informazioni da rappresentanti di Scelta Civica, dei M5S e del gruppo Misto. Per Foia4Italy eravamo presenti Federico Anghelè, di Riparte il Futuro, Ernesto Belisario, primo “istigatore” di Foia4Italy, Ugo Bonelli per Stati Generali dell’Innovazione, Fernanda Faini del Circolo giuristi telematici, Giuseppe Iacono I di Istituto Open Data, Guido Romeo president di Diritto Di Sapere, Francesco Russo president di Rena, Damiano Sabuzi per Action Aid e Guido Scorza, fondatore di Open Media Coalition.

Il verbale della riunione è qui, ma ecco i punti che mi sembrano fondamentali tra quelli emersi e qualche riflessione sui prossimi passi.

1. Appuntamento al 18 aprile. La news più importante è che ora esiste un tavolo di lavoro per il Foia con rappresentanti istituzionali dove, intorno al testo di Foia4Italy, hanno cominciato a lavorare insieme attori della società civile che eletti. È un punto di svolta importante. C’è ancora molto da fare ma ci siamo dati 60 giorni per avere un testo da presentare in parlamento. L’iter per trasformarlo in legge è tutto da mettere a punto, ma il lavoro di Foia4Italy sarà soprattutto sul fronte esterno per espandere ancora l’attenzione per il Foia.

2. Perimetro. Una delle prime sfide è delimitare l’area ache vogliamo andare a regolare con questo nuovo provvedimento. Oggi la rete digitale ha reso la richiesta di trasparenza ancora più impellente ma, paradossalemente, complica le cose perchè genera molte più possibilità tra cui scegliere. Il Foia Americano nacque nel 1966 per rispondere alla richiesta di aperture delle informazioni relative alla Guerra del Vietnam. Oggi, invece, la tentazione è di legare la Foia anche l’apertura di tutti i dati pubblici. C’è certamente un legame tra open data e accesso alle informazioni, ma il Foia, come ha giustamente sottolineato Guido Scorza, è soprattutto un presidio di democrazia, prima che uno strumento per regolare il riutilizzo della “public sector information”.

3. Narrazione. Oltre al livello di lavoro tecnico-giuridico sulla redazione del test va organizzata una narrazione del Foia, di che cos’è, del suo scopo e della sua applicazione (un buon punto dove cominciare è anche la lettura di “Meglio se taci” di Scorza e Gilioli), ma anche delle esperienze di chi in Italia si sta è già mosso verso la rimozione di alcuni ostacoli posti dalla 241 come la Regione Toscana che già permette di fare richieste di acceso senza specificare il legittimo interesse. Raccogliere queste esperienze è sicuramente una delle sfide che Foia4Italy dovrà affrontare e che potranno essere molto utili nel preparare la relazione introduttiva al testo.

E’ online Chiedi, la piattaforma per ottenere trasparenza

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Vuoi sapere quanto spende un Ministero in auto blu, il numero di ispezioni ambientali della tua Regione o quanto e come investe nella digitalizzazione della scuola?

Se non sai come fare, non sai a chi scrivere o hai provato a chiedere e non ti hanno risposto, adesso, per la prima volta in Italia, c’è un sito che ti aiuta a ottenere quello che vuoi sapere: DirittoDiSapere.it.

Nato due anni fa come blog dell’omonima associazione per l’accesso all’informazione, oggi Diritto Di Sapere si trasforma in uno strumento molto più importante, con il lancio della piattaforma Chiedi che ti permette di inoltrare una richiesta di accesso alla amministrazioni pubbliche italiane e a tracciarne il suo esito. La piattaforma ti permette anche di vedere quali sono le richieste già fatte e se hanno avuto risposta.

Quella che va online oggi è la versione beta di Chiedi e permette di inoltrare richieste esclusivamente a Ministeri e Regioni. Nelle prossime settimane la arricchiremo dei riferimenti di Province, Comuni, società partecipate e, a termine, tutto ciò che è previsto dal decreto 33/13 (il decreto trasparenza varato da Mario Monti) e dalla legge 241/90 (la legge di accesso agli atti).

Chiedi è un adattamento per l’Italia del sistema open source Alaveteli sviluppato dall’ong britannica MySociety (che ha sostenuto il progetto italiano e collaborato allo sviluppo del nuovo codice) e che vanta già installazioni in altri 17 paesi dove ha aiutato più di 200mila persone a inviare richieste di accesso ai governi. Tra le piattaforme già attive in Europa ci sono Whatdotheyknow , lanciato direttamente da MySociety in Gran Bretagna, AsktheEU lanciato da Access-Info Europe, Tuderechoasaber della spagnola Civio.

La piattaforma Chiedi va a completare la cassetta degli attrezzi per la trasparenza che Diritto Di Sapere ha cominciato a sviluppare nel 2013  con il rapporto “Lo Stato Silenzioso e arricchito nel 2014 con l’edizione aggiornata del manuale LegalLeaks per l’accesso all’informazione.

Provate Chiedi, segnalateci problemi (siamo in beta!) e suggerite modifiche e aggiunte scrivendoci a info (at) dirittodisapere.it. I passi da fare sono ancora tanti e tra questi c’è anche lo sviluppo di un sistema che permetta l’uso della posta elettronica certificata da parte degli utenti e delle amministrazioni.

Per inciso: fare e aiutare a fare trasparenza sarebbe molto più semplice se in Italia esistesse un Freedom of Information Act sul modello di quello americano. Purtroppo non c’è ancora e per questo sosteniamo la proposta di legge avanzata da Foia4Italy.

Diritto di Sapere è un’organizzazione indipendente e apartitica. Le informazioni su chi siamo e chi ci finanzia sono qui e qui.

 

[RESEARCH] The relation between transparency and accountability

As part of our research efforts, here’s the another update on the most important research on FOI and open data all over the world, by our intern Alexandre Salha, a researcher who worked on access to information in his native Lebanon.

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In his chapter of Oxford Handbook of Public Accountability, Pr. Meijer defines the relation between Transparency and Accountability – globally known as T/A – which he can resume in three cause-and-effect equations:

  • Transparency for horizontal accountability

  • Transparency for vertical accountability

  • Transparency for less accountability

However, these three levels are most probably applied in a proper context of availability of information, which people can process in order to have an impact on the government and public institutions.

Before tackling this issue, he starts with a theoretical and historical approach of the topic showing how the idea of openness and therefore transparency became a universal acknowledgement.

Although it is a basic requirement for democracies, government transparency – especially with the Freedom of Information Act – is moving from liberal to new democracies and even non-democratic countries as stated by Meijer. Enhancing transparency increases accountability, helps curbing corruption and connects citizens with the government and the decision-making process.

According to Meijer, “both the eye of God and the public eyes convey the idea that we are being watched and, therefore, we should behave.”

This was one of the outcomes of the French revolution – concretized years later with the Freedom of Information Act – against philosophers claiming that “the integrity of the state would be undermined by transparency”. Even though the FOIA became popular, it should shift from a passive to a proactive legislation, with the assistance of new technologies introduced in public institutions.

In order to do so and to have an efficient impact, Pr. Meijer defined three perspectives on transparency:

  • As a virtue

  • As a relation

  • As a system

These three perspectives are essential for accountability as they form a complete triangle of interaction, as mentioned in this chapter: “Transparency is defined as the availability of information about an actor allowing other actors to monitor the workings or performance of this actor.”

And now a question to you: Under which circumstances transparency leads to accountability without distorting the public trust, the democratization process and the people’s engagement in public affairs?

[RESEARCH] Open data policies and practice: an international comparison

As part of our research efforts, here’s the first update on the most important research on FOI and open data all over the world, by our intern Alexandre Salha, a researcher who worked on access to information in his native Lebanon. We start with a paper by researcher Tim Davies, describing policies and practices of Open Data across 6 countries with Open Government Data Initiatives (OGD).

OpenDataBarometer
Italy in the Open Data Barometer (CC-BY-SA)

Davies’ analysis starts with two main points: first, that governments have different agendas on which they developed OGD initiatives; and second, an international cooperation between technical experts and government is required to implement open data polices.

Based on the Open Data Barometer (2013), results appear to define transparency and accountability as the most discussed topic related to open data.
However, this requires on one side information disclosure, in bulk; and on the other side government’s collaboration and citizens’ involvement. Plus, many governments are adopting open data policies, but do so with no impact on transparency and accountability, and especially with no results in terms of citizens’ participation in policy making.
This is why open data needs transparency, participation and collaboration.

As a matter of fact, Davies noted that the concept of open data is driven by different political agendas and is applied accordingly. Thus, he highlighted the shift from policies emphasized by democratic justifications towards more managerial and economic reasons.

Looking at the profiles on OGD initiatives, Denmark and India launched their initiatives based on improving government handling of information. At the moment, Denmark is focusing on innovation and government efficiency (OGP Action Plan 2012 – OGP Action Plan 2013/2014), while India is more focused on the private sector and commercial data re-use.
In the Philippines and Kenya, and even in early stages in the UK and USA, open data was a core component of democracy, participation and accountability. Nevertheless, it evolved and became a tool in the UK and USA in response to the consequences of the global economic crisis; a tool to empower citizens and support a growing technology sector in Kenya (OGP Action Plan, 2012); and a mean to improve public understanding of government in the Philippines (OGP Action Plan 2013-2015).

According to Davies,

“two organizations stand out as instrumental in the dissemination of the idea of adopting open data policies: The Open Government Partnership, and the World Bank”.

Those organizations provide new technologies to promote the dissemination of information among State departments and the public. They develop an international cooperation process in order to draft new policies based on good practices, and support the government in their process of implementing them.
However, he concludes that two main issues are yet to be dealt with:

  • The time at which certain policy elements first emerge across any of the policies studied;
  • The connections between certain policy elements and stated goals in different countries, and at different points in time.

 

More info (referenced in the paper)

 

Transparency Italia: urgenza di regolamentare le lobby. E il FOIA è il primo passo.

La trasparenza dell’attività di lobbying è ai livelli minimi. Lo afferma un nuovo report di Transparency International Italia dal titolo Lobbying e Democrazia.

L’analisi dello stato dell’arte del settore valuta tre dimensioni fondamentali: trasparenza, integrità e pari opportunità di accesso ai processi decisionali.
Nel report si legge:

Come evidenzia Gianluca Sgueo, la mancanza di consapevolezza sociale sulla vera natura del
lobbying e sulle attività dei lobbisti è dovuta a vari fattori: i politici, il mondo accademico, l’intera società civile, e perfino gli stessi lobbisti, hanno più volte fallito nel tentativo di creare una regolamentazione e di sviluppare e indirizzare il dibattito pubblico sulla questione in modo da renderla neutrale agli occhi dei cittadini ed indebolire quei pregiudizi profondamente radicati che vanno a discapito dell’intera categoria.

Ed è proprio il vuoto normativo, unito alla percezione di una politica in mano a pochi grandi gruppi, che rende sempre più urgente.
Ancora Transparency Italia:

Dall’analisi condotta da TI-Italia emerge infatti uno scenario sconfortante che classifica il nostro paese tra i peggiori in Europa, con un punteggio di 20 su 100.
In particolare il livello di accesso dei cittadini alle informazioni sulle attività di lobbying (“trasparenza”) raggiunge uno scarso 11%; la valutazione degli standard e dei codici di comportamento dei lobbisti e dei decisori pubblici (“integrità”) arriva al 27%; infine l’equità di accesso e partecipazione al processo decisionale (“parità nelle condizioni di accesso”) ottiene solo 22 punti su 100.

Come scriveva lo stesso Sgueo nel suo libro “Lobbying e lobbismi”, dal 1948 a oggi ci sono stati più di 50 tentativi di regolamentare il tema, mai andati a buon fine.

Ieri, in un convegno di presentazione del rapporto, svoltosi presso la Camera dei Deputati.
Tra le raccomandazioni del report c’è anche l’introduzione di un Freedom of Information Act. Virginio Carnevali, presidente di Transparency Italia, ha ricordato l’importanza del FOIA come primo passo per la trasparenza delle lobby e la campagna Foia4Italy, per avere finalmente una legge in questo senso.
L’auspicio è stato condiviso anche dai deputati Luigi Di Maio (Vice Presidente della Camera, M5S) e Giuseppe Civati (PD), presenti al convegno.

Al momento un gruppo di lavoro alla Camera sta discutendo la creazione di un regolamento, che però fatica a vedere la luce. Ieri, però, è stato annunciato un primo passo: la restrizione dell’accesso agli uffici delle commissioni parlamentari per i lobbisti.