Categoria: Italia

Foia, esperti e associazioni all’Anac: “Le sue linee guida affosseranno la legge”

di Thomas Mackinson

Una corsa contro il tempo, non priva di rischi, perché la trasparenza non resti uno slogan o peggio un gigantesco “pacco”. Giusto all’antivigilia di Natale, il 23 dicembre, va a pieno regime il decreto che disciplina il Freedom of information act, le norme sull’accesso civico introdotte nel 2013 e perfezionate con il “decreto trasparenza” del maggio scorso. A partire da quel giorno le Pa dovranno gestire le richieste dei cittadini, forti dei diritti/doveri disciplinati da una legge in materia di pubblicità e trasparenza che sulla carta promette di allineare il nostro Paese alle democrazie più avanzate in materia, tanto che la sua sola emanazione è valsa un balzo avanti dell’Italia nel rating mondialedi accesso all’informazione di accesso pubblico a dati, documenti e informazioni: siamo passati dalla 97sima posizione alla 55esima. […]

(continua a leggere su Il Fatto Quotidiano)

Audizioni pubbliche: solo 2 sindaci mantengono le promesse fatte a #SaiChiVoti

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di Martina Basile

I neo sindaci di Novara e Savona passano a pieni voti l’esame della trasparenza. Bocciati invece i primi cittadini di altri 10 comuni, che non hanno mantenuto gli impegni presi aderendo a “Sai Chi Voti”, la campagna per la trasparenza elettorale di cui Diritto di Sapere è promotorice insieme a diverse organizzazioni tra le quali Riparte il Futuro, Action Aid, Transparency International e Carte in regola.

Oggi, infatti, scadono i 100 giorni a disposizione dei sindaci per cambiare il metodo di nomina dei vertici delle imprese municipalizzate introducendo il meccanismo delle audizioni pubbliche.

Dei 12 sindaci che hanno dichiarato la loro adesione a tutti e quattro i punti della campagna, solo 2 (Novara e Savona) hanno mantenuto l’impegno di introdurre una norma che preveda audizioni pubbliche nelle aziende municipalizzate.

Male i sindaci di Torino (Chiara Appendino), Bologna (Virginio Merola) e Roma (Virginia Raggi) che nonostante il loro impegno pre-elettorale, una volta insediatisi hanno proceduto a nomine di stampo tradizionale.

Molto male il sindaco di Gallarate (Andrea Cassani) che, interrogato sull’andamento dei lavori, ha risposto che “le audizioni pubbliche non sono la nostra priorità” mentre il sindaco di Varese Galimberti ha preferito il silenzio.

Le rimanenti realtà municipali (Latina, Varese, Gallarate, Brindisi, Vittoria, Trieste e Caserta) hanno dichiarato di stare ancora lavorando a dei regolamenti sulle nomine (violando quindi il termine dei 100 giorni previsti da Sai Chi Voti) o, addirittura, ne hanno varati di alcuni che non comprendono il punto fondamentale delle audizioni pubbliche.

Lo scenario che ne consegue, quindi, sembra far intuire che in Italia la trasparenza è ancora solo uno strumento di propaganda elettorale e non un punto concreto delle agende politiche dei sindaci. Come ha detto Davide Del Monte, direttore di Transparency International Italia, “L’esito della campagna #saichivoti, con solo 2 sindaci su 12 in grado di mantenere l’impegno preso in campagna elettorale, ci ricorda una cosa importante: la trasparenza non va difesa solo dagli attacchi di corrotti e corruttori, ma anche, e soprattutto, da chi ne fa un vessillo propagandistico per accaparrare voti in più”.

Silenzi di Stato, le verità pubbliche che ci nascondono

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di Elisa Murgese

Quanto ha speso il sindaco in viaggi e cene? Che cosa c’è nell’aria di casa mia? Com’è gestita l’emergenza dei migranti? Sono dieci storie di informazioni negate quelle raccontate in “Silenzi di Stato”, libro dell’avvocato Ernesto Belisario e del giornalista Guido Romeo appena uscito per Chierelettere. Come precisa il sottotitolo, “Storie di trasparenza negata e di cittadini che non si arrendono”. Perché Belisario e Romeo hanno scelto di raccontare dieci battaglie di cittadini e giornalisti che hanno cercato (spesso inutilmente, certamente con fatica) di entrare in possesso di documenti nelle mani di pubbliche amministrazioni: i titolo di studio degli insegnati inseriti in graduatoria, i costi del portale Italia.it o le informazioni sulla sicurezza degli edifici pubblici. Tante le domande che i cittadini vorrebbero porre alle pubbliche amministrazioni ma sempre uguale la risposta: una porta chiusa in faccia alla trasparenza.

Dieci episodi, che gli autori sperano essere il racconto di un’Italia del passato, visto che lo scorso maggio Diritto di Sapere e le associazioni di Foia4Italy hanno spinto il Governo a inserire nella riforma della pubblica amministrazione il primo Freedom of Information Act (Foia) italiano (vedi la timeline di due anni di campagna Foia4Italy), ovvero una norma che dovrebbe garantire a “chiunque” di fare richiesta di accesso agli atti, definendo l’accesso alle informazioni com un diritto di cittadinanza. Peccato che la partita non sia ancora vinta: le pubbliche amministrazioni italiane possono già allinearsi agli standard anglosassoni ed europei grazie all’approvazione del Decreto Trasparenza dello scorso maggio, ma si dovrà aspettare il 23 dicembre per leggere le linee guida dell’Autorità nazionale anti corruzione (Anac). Infatti, anche se il Freedom of Information Act italiano è stato adottato il 23 maggio scorso ed è entrato in vigore il 23 giugno, gli obblighi previsti dal decreto per le Pubbliche Amministrazione saranno attivi solo dal 23 dicembre, data entro la quale l’Anac dovrà pubblicare le linee guida.

Un passaggio molto delicato, quello delle linee guida Anac, perché definirà in maniera precisa le eccezioni, ovvero i casi in cui la pubblica amministrazione potrà negare diritto di accesso dei cittadini, ad esempio per evitare “un pregiudizio concreto alla tutela” di “ordine pubblico”, “sicurezza nazionale”, “relazioni internazionali” o “stabilità finanziaria ed economica dello Stato” (come si legge nell’aggiornamento del 16 maggio 2016 del decreto legislativo 33/2013).

“Malgrado tante promesse di trasparenza, spesso per i cittadini ottenere una risposta è impossibile” racconta Massimo Cerofolini nella trasmissione radiofonica Eta Beta su Radio Rai1 dedicata a “Silenzi di Stato”. L’augurio, quindi, è “che il nostro Foia non rimanga carta e basta”, scrive Luigi Franco su ilfattoquotidiano.it, perché “la trasparenza non può essere concessa a capriccio, un po’ sì e un po’ no, in dosi omeopatiche”, continua Gian Antonio Stella, curatore della prefazione di “Silenzi di Stato”. “Un libro la cui lettura vi dà moltissime elementi per capirne di più sull’accesso ai dati – racconta Oscar Giannino dai microfoni di Radio24 – per capire come funziona negli altri Paesi e per avere tanti esempi concreti di come veniamo limitati nell’esercizio dei nostri diritti dall’ignoranza di Stato, il muro contro cui sbattiamo la testa”.

PEC: comunicare con la Pubblica Amministrazione non è gratis

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di Claudio Cesarano

L’adozione della Posta Elettronica Certificata (PEC) da parte delle Pubbliche Amministrazioni è stato un procedimento accidentato, accompagnato da critiche e ritardi. Tuttavia, è l’attuale smantellamento del progetto di PEC gratuita per i cittadini a svelare il difetto più grave di questo sistema: quello che è nato come strumento per rendere più semplice, sicura ed economica la comunicazione coi cittadini, è diventato un serio ostacolo per l’accesso ai documenti detenuti dalla Pubbliche Amministrazioni ed è incompatibile con gli standard internazionali sul diritto alle informazioni.

Come funziona la PEC?

Benché in apparenza del tutto simile alla posta elettronica tradizionale, la PEC offre maggiori garanzie dal punto di vista della sicurezza: ogni fase della spedizione e della consegna di un messaggio genera delle ricevute elettroniche che attestano la correttezza del procedimento (che può avvenire esclusivamente tra caselle PEC) e identificano precisamente mittente, destinatario e orari. Grazie a queste sue caratteristiche la PEC assume lo stesso valore legale di una raccomandata con ricevuta di ritorno.

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Oggi il FOIA italiano è più vicino

Creare il primo Foia italiano richiede ancora parecchio lavoro, ma non è una sfida impossibile. È con questo sentimento che siamo usciti dall’incontro di ieri con i parlamentari dell’intergruppo innovazione che comprende 70 deputati e senatori di tutti gli schieramenti. I membri dell’intergruppo hanno voluto confrontarsi con noi per due ore sul testo proposto da Foia4Italy nonostante la giornata campale per la politica italiana tra voti sul milleproroghe e aggiornamenti sulla crisi in Libia.

Intorno al tavolo c’erano Paolo Coppola, Anna Ascani, Lorenzo Basso e Pippo Civati, tutti eletti PD, ma non sono mancati i messaggi di interesse e richieste di informazioni da rappresentanti di Scelta Civica, dei M5S e del gruppo Misto. Per Foia4Italy eravamo presenti Federico Anghelè, di Riparte il Futuro, Ernesto Belisario, primo “istigatore” di Foia4Italy, Ugo Bonelli per Stati Generali dell’Innovazione, Fernanda Faini del Circolo giuristi telematici, Giuseppe Iacono I di Istituto Open Data, Guido Romeo president di Diritto Di Sapere, Francesco Russo president di Rena, Damiano Sabuzi per Action Aid e Guido Scorza, fondatore di Open Media Coalition.

Il verbale della riunione è qui, ma ecco i punti che mi sembrano fondamentali tra quelli emersi e qualche riflessione sui prossimi passi.

1. Appuntamento al 18 aprile. La news più importante è che ora esiste un tavolo di lavoro per il Foia con rappresentanti istituzionali dove, intorno al testo di Foia4Italy, hanno cominciato a lavorare insieme attori della società civile che eletti. È un punto di svolta importante. C’è ancora molto da fare ma ci siamo dati 60 giorni per avere un testo da presentare in parlamento. L’iter per trasformarlo in legge è tutto da mettere a punto, ma il lavoro di Foia4Italy sarà soprattutto sul fronte esterno per espandere ancora l’attenzione per il Foia.

2. Perimetro. Una delle prime sfide è delimitare l’area ache vogliamo andare a regolare con questo nuovo provvedimento. Oggi la rete digitale ha reso la richiesta di trasparenza ancora più impellente ma, paradossalemente, complica le cose perchè genera molte più possibilità tra cui scegliere. Il Foia Americano nacque nel 1966 per rispondere alla richiesta di aperture delle informazioni relative alla Guerra del Vietnam. Oggi, invece, la tentazione è di legare la Foia anche l’apertura di tutti i dati pubblici. C’è certamente un legame tra open data e accesso alle informazioni, ma il Foia, come ha giustamente sottolineato Guido Scorza, è soprattutto un presidio di democrazia, prima che uno strumento per regolare il riutilizzo della “public sector information”.

3. Narrazione. Oltre al livello di lavoro tecnico-giuridico sulla redazione del test va organizzata una narrazione del Foia, di che cos’è, del suo scopo e della sua applicazione (un buon punto dove cominciare è anche la lettura di “Meglio se taci” di Scorza e Gilioli), ma anche delle esperienze di chi in Italia si sta è già mosso verso la rimozione di alcuni ostacoli posti dalla 241 come la Regione Toscana che già permette di fare richieste di acceso senza specificare il legittimo interesse. Raccogliere queste esperienze è sicuramente una delle sfide che Foia4Italy dovrà affrontare e che potranno essere molto utili nel preparare la relazione introduttiva al testo.

Foia4Italy, oggi il testo arriva ai parlamentari

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Chi ha detto che il Freedom of Information Act è una cosa tutta americana? «Dove un superiore, pubblico interesse non imponga un momentaneo segreto, la casa dell’amministrazione dovrebbe essere di vetro» scriveva Filippo Turati negli atti del Parlamento italiano nel 1908 (58 anni prima che Lyndon B. Johnson varasse il Foia americano!).

Impossibile non pensare a Turati, politico e giornalista oggi, in strada per Roma, dove alle 11.00 nella sala Aldo Moro del Palazzo dei Gruppi, insieme alla trentina di organizzazioni della società civile che hanno aderito al progetto #Foia4Italy presenteremo il testo  della nostra proposta di legge aggiornato dopo le consultazioni online.

Questo di Foia4Italy è un testo a cui teniamo molto perché frutto dell’impegno civico di tanti che hanno scritto e portato suggerimenti mostrando di voler prendere in parola il premier Matteo Renzi che, nel suo discorso al Senato lo scorso 24 febbraio, aveva detto chiaramente di voler dare all’Italia ben più di un Foia (qui sotto il video).

Noi per ora ci accontenteremmo di avere un Foia che ci porti al livello degli altri 100 paesi che già ne sono provvisti. E visto che, giustamente, le proposte vengono modificate durante il processo legislativo, abbiamo estratto i dieci punti senza i quali una nuova legge sulla trasparenza non può per noi definirsi un Freedom of Information Act.

Eccoli:

 1. Il diritto di accesso è previsto per chiunque, senza obbligo di motivazione (eliminando le restrizioni previste dalla Legge n. 241/1990)

2. Possono essere oggetto dell’accesso tutti i documenti, gli atti, le informazioni e i dati formati, detenuti o comunque in possesso di un soggetto pubblico

3. Si applica non solo alle Amministrazioni ma anche alle società partecipate e ai gestori di servizi pubblici

4. Le risposte delle Amministrazioni devono essere rapide (max 30 gg)

5. Le eccezioni all’accesso sono chiare e tassative

6. L’accesso a documenti informatici è gratuito (non sono dovuti nemmeno costi di riproduzione)

7. Nel caso di atti e documenti analogici, può essere richiesto solo il costo effettivo di riproduzione e di
eventuale spedizione

8. Quando un’informazione è stata oggetto di almeno tre distinte richieste di accesso, l’amministrazione
deve pubblicare l’informazione nella sezione “Amministrazione Trasparente”

9. In caso di accesso negato, i rimedi giudiziari e stragiudiziali sono veloci e non onerosi per il richiedente

10. Prevede sanzioni in caso di accesso illegittimamente negato

Chi li vuole discutere direttamente con gli estensori può farlo alla fine della conferenza stampa delle 14.30 presso l’Associazione Stampa Romana al 1° piano in Piazza della Torretta 36 a Roma. Chi non è nella capitale può semplicemente seguire l’HangOut che segnaleremo su @foia4italy.

E per i curiosi, al minuto 39.00 del video qui sotto, Matteo Renzi promette il Foia. Adesso che l’abbiamo scritto, non resta che adottarlo.

E’ online Chiedi, la piattaforma per ottenere trasparenza

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Vuoi sapere quanto spende un Ministero in auto blu, il numero di ispezioni ambientali della tua Regione o quanto e come investe nella digitalizzazione della scuola?

Se non sai come fare, non sai a chi scrivere o hai provato a chiedere e non ti hanno risposto, adesso, per la prima volta in Italia, c’è un sito che ti aiuta a ottenere quello che vuoi sapere: DirittoDiSapere.it.

Nato due anni fa come blog dell’omonima associazione per l’accesso all’informazione, oggi Diritto Di Sapere si trasforma in uno strumento molto più importante, con il lancio della piattaforma Chiedi che ti permette di inoltrare una richiesta di accesso alla amministrazioni pubbliche italiane e a tracciarne il suo esito. La piattaforma ti permette anche di vedere quali sono le richieste già fatte e se hanno avuto risposta.

Quella che va online oggi è la versione beta di Chiedi e permette di inoltrare richieste esclusivamente a Ministeri e Regioni. Nelle prossime settimane la arricchiremo dei riferimenti di Province, Comuni, società partecipate e, a termine, tutto ciò che è previsto dal decreto 33/13 (il decreto trasparenza varato da Mario Monti) e dalla legge 241/90 (la legge di accesso agli atti).

Chiedi è un adattamento per l’Italia del sistema open source Alaveteli sviluppato dall’ong britannica MySociety (che ha sostenuto il progetto italiano e collaborato allo sviluppo del nuovo codice) e che vanta già installazioni in altri 17 paesi dove ha aiutato più di 200mila persone a inviare richieste di accesso ai governi. Tra le piattaforme già attive in Europa ci sono Whatdotheyknow , lanciato direttamente da MySociety in Gran Bretagna, AsktheEU lanciato da Access-Info Europe, Tuderechoasaber della spagnola Civio.

La piattaforma Chiedi va a completare la cassetta degli attrezzi per la trasparenza che Diritto Di Sapere ha cominciato a sviluppare nel 2013  con il rapporto “Lo Stato Silenzioso e arricchito nel 2014 con l’edizione aggiornata del manuale LegalLeaks per l’accesso all’informazione.

Provate Chiedi, segnalateci problemi (siamo in beta!) e suggerite modifiche e aggiunte scrivendoci a info (at) dirittodisapere.it. I passi da fare sono ancora tanti e tra questi c’è anche lo sviluppo di un sistema che permetta l’uso della posta elettronica certificata da parte degli utenti e delle amministrazioni.

Per inciso: fare e aiutare a fare trasparenza sarebbe molto più semplice se in Italia esistesse un Freedom of Information Act sul modello di quello americano. Purtroppo non c’è ancora e per questo sosteniamo la proposta di legge avanzata da Foia4Italy.

Diritto di Sapere è un’organizzazione indipendente e apartitica. Le informazioni su chi siamo e chi ci finanzia sono qui e qui.

 

Corruzione in Italia: servono politiche efficaci, non retorica della trasparenza.

Indice di Corruzione Percepita: la mappa
Corruption Perception Index 2014: la mappa internazionale

Lo scorso 3 dicembre Transparency International ha pubblicato il suo annuale Corruption Perception Index (CPI), l’Indice di Corruzione Percepita.
Anche quest’anno l’Italia ha un pessimo piazzamento, di fatto invariato rispetto allo scorso anno: 69° posto, tra gli ultimi paesi europei, con soli 43 punti su 100.

Cosa significa?
Lo scrive chiaramente Ernesto Belisario su Wired Italia:

Lo stallo italiano ha un significato ben preciso: le politiche degli ultimi anni, anche normative, in materia di lotta alla corruzione (e trasparenza) non hanno funzionato!

Il quadro è sconfortante: le nostre amministrazioni non sono state capaci di utilizzare adeguatamente Internet come strumento di trasparenza, gli open data non hanno avuto l’impatto sperato e – ancora una volta – manca un Freedom of Information Act, una legge in grado di ribaltare la logica della trasparenza, per come è concepita in Italia.

Lo dice, ancora una volta, anche Belisario: “Non è più il cittadino a dover dimostrare il proprio interesse a conoscere un determinato dato o documento (“need to know”), ma è l’amministrazione – se intende negare l’accesso all’informazione o al documento – a dover provare l’esistenza di ragioni (previste per legge) che impediscano di soddisfare la richiesta del cittadino (“right to know”)“.

Il Freedom of Information Act è la pietra angolare della trasparenza e c’è sempre più bisogno di una buona legge a riguardo.

La campagna Foia4Italy – con la relativa proposta di legge – è la voce della società civile che chiede al governo politiche anti-corruzione con strategia e visione, fuori dalla “retorica della trasparenza” che abbiamo visto troppo spesso.

Dopo GlocalNews: 5 ragioni per le quali l’Italia ha bisogno di un Foia

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(Da sinistra: Rosy Battaglia, Guido Romeo, Philip Di Salvo e Marco Renzi)

Le ragioni per pretendere una nuova legge sull’accesso agli atti, un vero e proprio Freedom of information act all’altezza degli standard dei 100 paesi che oggi l’anno approvato sono molte, ma venerdì scorso, a GlocalNews (grazie ancora al direttore Marco Giovannelli per averci ospitato!) abbiamo cercato di evidenziare le più importanti e urgenti.  Anche semplicemente portando a esempio i casi di applicazione di questo tipo di legge grazie a contributi di Rosy Battaglia, Philip Di Salvo e Marco Renzi nel panel dedicato alla campagna #Foia4Italy.
Qui lo storify del panel attraverso i social network (grazie ancora a Chiara Forchetti per il live tweeting) e un bel pezzo in inglese di Gloria Schiavi.

1. Il Foia serve a tutti, non solo ai giornalisti. La sofferenza del territorio italiano sul fronte ambientale non è più solo un tema per ecologisti duri e puri, ma un problema di sicurezza e di salute pubblica. In molti lo hanno capito come dimostra il progetto Cittadini reattivi lanciato da Rosy Battaglia che sta mappando problemi di inquinamento idrico, ma anche la situazione dei siti contaminati dall’amianto dove spesso si confondono siti bonificati e da bonificare.

2. Il Foia serve al singolo. Un’inchiesta giornalistica mira ad interessare quanti più lettori possibile, ma un buon accesso all’informazione permette di ottenere e divulgare informazioni estremamente granulari e dettagliate che sono così più rilevanti per il singolo. È il caso della mortalità negli ospedali italiani rivelata dall’inchiesta #doveticuri di Wired, dove però i dati sono stati ottenuti e divulgati senza il permesso del Ministero della Salute. L’esistenza di un Foia permetterebbe di avere dati più facilmente e meglio organizzati.

3. La trasparenza farà l’Italia più ricca. Se è vero che la luce del sole è il miglior disinfettante come diceva Louis Brandeis e che la corruzione costa all’Italia qualosa come 60 miliardi l’anno, ha ragione da vendere Transparency Italia nello spiegare che il Foia è un passo indispensabile e universalmente riconosciuto a livello internazionale per progredire in questa direzione.

4. Ai tempi del whistleblowing l’eccesso di segretezza non paga. Su questo punto ha insistito giustamente Philip Di Salvo ricordando, oltre al recente Datagate, la genesi di Collateral murder, il filmato dirompente prodotto da Wikileaks su materiale dell’esercito Usa e che mostrava l’omicidio da parte di un elicottero Usa di alcuni giornalisti Reuters. L’agenzia aveva cercato di ottenere informazioni anni prima proprio appellandosi al Foia, ma senza fortuna. Alla fine negare l’accesso è stato peggio che far luce.

5. Il Foia non è straniero. A dispetto dell’acronimo anglosassone che si presta a diversi giochi di parole e fraintedimenti in Italia, il concetto di trasparenza e di diritto alla conoscenza da parte dei cittadini dell’operato delle pubbliche amministrazioni è italiano dai tempi del Rinascimento. Lo ha sottolineato Marco Renzi ricordando, da buon toscano, che già nel 1400 a Siena (250 anni prima della Svezia) gli edili dovevano rispondere alle domande dei cittadini, pena salatissime multe.

In attesa di avere un Foia anche in Italia rilancio con due cose da fare:

1. Commentare e integrare il testo proposto da #Foia4Italy

2. Fare una richiesta di accesso – tutte le istruzioni sul come fare sono nel nostro LegalLeaks – e raccontare com’è andata su siti, blog, social e testate. Magari segnalandolo anche a Diritto Di Sapere.

 

Stasera Foia4Italy è a Glocal News

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Stasera Diritto Di Sapere sarà al Glocal News Festival di Varese per presentare le prossime tappe della campagna Foia4Italy e discutere il testo di quello che speriamo diventi il primo Freedom of Information Act italiano.

L’appuntamento è per le 18.30 alla Sala Campiotti presso la Camera di Commercio di Varese, in via Monte Grappa 5.

L’incontro, moderato da Guido Romeo, data e business editor di Wired e co-fondatore di Diritto di Sapere e Foia4Italy, ospiterà gli interventi di Rosy Battaglia (Cittadini Reattivi e Foia4Italy), Philip Di Salvo (giornalista e European Journalism Observatory) e Marco Renzi (Lsdi).

Lo scopo dell’incontro è aprire a una discussione aperta tra speaker e pubblico sull’urgenza di un Foia italiano e su quali sono le aree di applicazione di questo strumento, dal giornalismo all’attivismo civico e alla lotta alla corruzione.