Categoria: Comunicazioni DDS

Foia al via, la trasparenza in Italia è più facile

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di Guido Romeo

Oggi 23 dicembre, chiedere l’accesso alle informazioni in possesso dello Stato italiano è improvvisamente diventato più semplice. Non bisogna più giustificare il proprio interesse o dimostrarsi parte interessata di un procedimento amministrativo. Cosa è successo? È finalmente entrato in vigore il primo Freedom of Information Act italiano approvato lo scorso maggio.

È vero, tra allerte al terrorismo e grandi salvataggi bancari, l’entrata in vigore di una legge sulla trasparenza non ha nessuna speranza di conquistare le prime pagine, ma questo Foia fa un regalo importante a tutti gli italiani: un nuovo diritto. Anzi mi correggo, è un regalo non solo agli italiani, ma a tutti perché viene data “libertà di accesso a chiunque ai dati e ai documenti” di amministrazioni pubbliche agenzie statatali e a gran parte delle partecipate.

Intendiamoci, il nuovo Foia è tutt’altro che perfetto, come DDS e altre organizzazioni hanno sottolineato, ma è un passaggio importante per un paese come il nostro, fino a quelche mese fa relegato alle ultime posizioni (97imi su 101) delle classifiche RTI sulla trasparenza di cui abbiamo appena scalato oltre 40 posizioni.

Ma ora la cosa più importante è un’altra: usare il nostro diritto all’accesso!

La democrazia non è uno sport da spettatori” come ha detto il regista Michael Moore e se vogliamo che la trasparenza serva davvero a tutelare i diritti dei cittadini, dobbiamo cominciare a usarla.
Come si fa un Foia? Il modo più semplice per chi non ha una Pec o non si è ancora registrato con il servizio Spid è usare #CHIEDI, la piattaforma gratuita e senza fini di lucro creata da Diritto Di Sapere con il supporto di MySociety e Open Society Foundations.

Nemmeno #CHIEDI è uno strumento perfetto, ma funziona ed è l’unico nel suo genere in Italia. Chi lo userà ci aiuterà anche a migliorarlo. Il team di DDS e in particolare Claudio, Elisa e Martina, è instancabilmente al lavoro anche in questi giorni cruciali.

In chiusura in grande ringraziamento a tutte le associazioni e le persone che, insieme a DDS, hanno dato vita a Foia4Italy, un movimento informale e senza cariche o statuti, ma che negli ultimi due anni si è dimostrato un’efficacissima lobby civica senza la quale il Foia italiano forse non avrebbe mai visto la luce. E certamente non è finita.

Buon Foia e buona fortuna!

Due anni di Foia4Italy e non è ancora finita

 

#AccessToInfoDay – Comunicato della RTI Coalition Europea

 

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Madrid, 28 settembre 2016Nella Giornata Internazionale del Diritto di Accesso alle Informazioni – la prima ad essere ufficialmente riconosciuta dall’Unesco – i gruppi della società civile che si occupano di diritto di sapere denunciano la mancanza di trasparenza dei processi democratici che contribuisce ad alimentare la sfiducia e il populismo demagogico in Europa.

I risultati di recenti monitoraggi condotti dalle organizzazioni della società civile hanno mostrato come, nonostante si siano fatti notevoli progressi – al mondo esistono 111 leggi sul diritto alle informazioni e i governi pubblicano regolarmente i dati sulle spese e sui servizi – ad oggi esistono ancora molti limiti alla trasparenza nei processi decisionali. Limiti che stanno nascondendo la maggior parte delle attività governative dall’esame della società civile.

I gruppi hanno riportato che uno dei maggiori ostacoli all’amministrazione aperta (o open government) è la mancanza di documenti di archivio: non sono registrate le liste degli incontri tra ufficiali pubblici e i resoconti degli stessi, non c’è traccia degli scambi avvenuti con i lobbisti e le decisioni vengono prese senza dare le dovute giustificazioni o presentando delle prove a sostegno.

Un altro ostacolo è il ricorso eccessivo alle eccezioni, e in particolare l’utilizzo del pretesto del diritto alla privacy per nascondere le attività dei funzionari pubblici durante l’esercizio delle loro funzioni, come la loro partecipazione ad incontri o le spese di viaggio.

La società civile europea ha individuato una specifica criticità nella mancanza di trasparenza, a livello dell’UE e nazionale, nelle decisioni che riguardano la società nel suo complesso. I gruppi hanno riportato il rifiuto dell’UE di pubblicare i documenti sulla legalità del patto sui rifugiati tra la Turchia e l’UE (Marzo 2016) come esempio di come l’apertura amministrativa potrebbe dar vita a un dibattito che si basi più sui fatti e non a un discorso tendenzioso e xenofobo.

I gruppi criticano questi fallimenti basilari in materia di trasparenza, facendo notare che questo anno segna anche il 250esimo anniversario dalla promulgazione della prima legge sulla libertà d’informazione (la legge svedese del 1766), e che tutti gli organismi internazionali, compresa la Corte Europea per i Diritti Umani e la Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, come anche molti trattati dell’UE e altrettante costituzioni nazionali, riconoscano l’accesso alle informazioni come un diritto fondamentale dell’uomo.

Sappiamo che un buon governo è un governo aperto” dichiara Helen Darbishire, direttore esecutivo di Accesso Info Europe, “ma stiamo riscontrando ancora troppa resistenza ad aprirsi e troppe zone d’ombra all’interno delle pubbliche amministrazioni”.

“Non sembra nemmeno essere una questione di avere qualcosa da nascondere, come la corruzione o l’inefficienza” aggiunge Guido Romeo di Diritto di Sapere, “quello che stiamo riscontrando in molti paesi è che i funzionari pubblici non hanno ancora accettato di essere sotto lo scrutinio della società civile, degli elettori che li votano e che riempiono la borsa pubblica con le loro tasse”.

Il diritto di accesso alle informazioni di interesse pubblico è essenziale per i giornalisti al fine di permettere loro di condurre il loro ruolo nella società in maniera efficace. Quando quest informazioni, sia di enti pubblici o privati, sono rese disponibili attraverso leaks devono essere protetti sia i giornalisti che i whistleblowers” ha dichiarato Renate Schroeder, Direttore Della Federazione Europea dei Giornalisti (European Federation of Journalists – EFJ)

Le 16 organizzazioni hanno chiamato all’azione per cambiare subito la situazione, anche attraverso un miglioramento pratico dell’accesso alle informazioni, un avanzamento degli impegni nazionali sotto l’egida dell’Open Government Partnership, e la firma e ratificazione della Convenzione sull’Accesso ai Documenti Ufficiali del Consiglio d’Europa che è il primo trattato vincolante al mondo sul diritto all’accesso alle informazioni.

Organizzazioni:

Access Info Europe, Spagna/Europa Citizens Network Watchdog Polonia, Poland Civio Foundation, Spagna
Diritto di Sapere, Italia
ePanistwo Foundation, Polonia European Federation of Journalists, Europe
Fair-Play Alliance, Slovacchia
Freedom of Information Forum Austria, Austria K-Monitor, Ungheria
GONG, Croazia
N-Ost, Germania
Open Knowledge Foundation Deutschland, Germania
Request Initiative, Gran Bretagna
Right to Information Ireland, Irlanda Spinwatch, United Kingdom Vouliwatch, Grecia

Per maggiori informazioni potete contattare:

Helen Drabishire Access Info Europe

helen@access-info.org +34 913 656 558

Nota bene

La Giornata Mondiale del diritto alle informazioni, festeggiata mondialmente da 14 anni, è stata indetta dalle organizzazioni della società civile nel settembre 2002. L’Assemblea Generale dell’UNESCO l’ha formalmente riconosciuta a novembre del 2015.

foto di Helen Darbishire

Chiedi v. PEC: programmatori, abbiamo bisogno di voi!

Open Source Prescription - opensource.com - via Flickr
Open Source Prescription – opensource.com – via Flickr

Questa è una richiesta di aiuto. Ma è anche una sfida di civic-technology.

Dal 2012 Diritto Di Sapere si occupa di tutelare il diritto di accesso alle informazioni e incrementare la trasparenza in Italia. Crediamo che non si possa lasciare esclusivamente alle Pubbliche Amministrazioni la prerogativa di scegliere quali informazioni rendere disponibili e pensiamo che attraverso lo sviluppo di una cultura dell’accesso sia possibile sostenere la trasparenza,  l’imprenditoria digitale, progetti di big data e di data journalism.

Per questo, lo scorso Febbraio abbiamo lanciato Chiedi, una piattaforma di social mailing completamente gratuita, che guida cittadini, attivisti e giornalisti nell’invio delle richieste di accesso ai documenti delle pubbliche amministrazioni. Chiedi si basa sul software open source Alaveteli sviluppato dall’inglese My Society che ha dato vita a progetti di successo quali AskTheEU e What Do They Know.

Fin dall’inizio, tuttavia, la localizzazione della piattaforma ha incontrato un grosso ostacolo tecnico: la Posta Elettronica Certificata.

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