Vuoi sapere quanto spende la Commissione Europea in viaggi? Chiedilo insieme ad Access Info!

PARTECIPA ALLA CAMPAGNA

Oggi Access Info Europe ha lanciato una campagna pubblica di invio di richieste di accesso all’Unione Europea per ottenere tutte le informazioni sulle spese di missione dei Commissari Europei.

La campagna nasce dalla richiesta inviata da Alba Gutierrez, membro del team di Access Info, che ha svelato come il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker abbia speso €63,000 per un aerotaxi in occasione della riunione del G20 in Turchia.

Allo stesso tempo, i contratti tra la Commissione e le compagnie aeree private, che forniscono questi servizi, sono stati negati ad un altro attivista di Access Info, Andreas Pavlou.

Per completare tutte le richieste indirizzate ai 28 Commissari, Access Info ha chiesto l’aiuto di tutti i cittadini europei per sottoscrivere un totale di 168 richieste.

Tutti possono partecipare andando sul sito della campagna e mandando una richiesta. Tutte le domande e le risposte saranno rese pubbliche sulla piattaforma di richiesta AsktheEU.org, gestita da Access Info e parte del progetto Alaveteli di mySociety insieme alla nostra piattaforma Chiedi.

Il team di Diritto di Sapere ha mandato 6 richieste sulle spese dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini che potete trovare sul sito della campagna e su AskTheEU.org.

Con questa campagna, noi stiamo mobilitando il pubblico per aiutarci a rompere la segretezza su come le tasse dei cittadini europei vengono utilizzate per i viaggi ufficiali”, dice Helen Darbishire, Direttore esecutivo di Access Info, spiegando che la sua prima richiesta per questo tipo di informazioni era stata respinta per motivi piuttosto discutibili di protezione della privacy dei Commissari.

Dopo aver presentato ricorsi e nuove richieste, Access Info ha avuto l’accesso ad una manciata di documenti sulle spese dei viaggi di cinque Commissari, disponibili qui.

È sconvolgente che queste informazioni non siano ancora accessibili e che Access Info abbia dovuto lottare negli ultimi due anni per ottenerne solo una piccola parte”, aggiunge Darbishire.

Ora ci stiamo rivolgendo ai cittadini chiedendo di aiutarci a presentare tutte le richieste necessarie a completare il quadro e scoprire qualunque altra spesa eccessiva come quella piuttosto bizzarra dell’aerotaxi di Juncker per la Turchia.”

Per ulteriori informazioni, è possibile contattare:

Luisa Izuzquiza | Ufficio Comunicazione, Access Info Europe
Manda una e-mail o chiama +34 913 656 558

Andreas Pavlou | Ricercatore e attivista, Access Info Europe
Manda una e-mail o chiama +34 913 656 558

Foia al via, la trasparenza in Italia è più facile

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di Guido Romeo

Oggi 23 dicembre, chiedere l’accesso alle informazioni in possesso dello Stato italiano è improvvisamente diventato più semplice. Non bisogna più giustificare il proprio interesse o dimostrarsi parte interessata di un procedimento amministrativo. Cosa è successo? È finalmente entrato in vigore il primo Freedom of Information Act italiano approvato lo scorso maggio.

È vero, tra allerte al terrorismo e grandi salvataggi bancari, l’entrata in vigore di una legge sulla trasparenza non ha nessuna speranza di conquistare le prime pagine, ma questo Foia fa un regalo importante a tutti gli italiani: un nuovo diritto. Anzi mi correggo, è un regalo non solo agli italiani, ma a tutti perché viene data “libertà di accesso a chiunque ai dati e ai documenti” di amministrazioni pubbliche agenzie statatali e a gran parte delle partecipate.

Intendiamoci, il nuovo Foia è tutt’altro che perfetto, come DDS e altre organizzazioni hanno sottolineato, ma è un passaggio importante per un paese come il nostro, fino a quelche mese fa relegato alle ultime posizioni (97imi su 101) delle classifiche RTI sulla trasparenza di cui abbiamo appena scalato oltre 40 posizioni.

Ma ora la cosa più importante è un’altra: usare il nostro diritto all’accesso!

La democrazia non è uno sport da spettatori” come ha detto il regista Michael Moore e se vogliamo che la trasparenza serva davvero a tutelare i diritti dei cittadini, dobbiamo cominciare a usarla.
Come si fa un Foia? Il modo più semplice per chi non ha una Pec o non si è ancora registrato con il servizio Spid è usare #CHIEDI, la piattaforma gratuita e senza fini di lucro creata da Diritto Di Sapere con il supporto di MySociety e Open Society Foundations.

Nemmeno #CHIEDI è uno strumento perfetto, ma funziona ed è l’unico nel suo genere in Italia. Chi lo userà ci aiuterà anche a migliorarlo. Il team di DDS e in particolare Claudio, Elisa e Martina, è instancabilmente al lavoro anche in questi giorni cruciali.

In chiusura in grande ringraziamento a tutte le associazioni e le persone che, insieme a DDS, hanno dato vita a Foia4Italy, un movimento informale e senza cariche o statuti, ma che negli ultimi due anni si è dimostrato un’efficacissima lobby civica senza la quale il Foia italiano forse non avrebbe mai visto la luce. E certamente non è finita.

Buon Foia e buona fortuna!

Due anni di Foia4Italy e non è ancora finita

 

Foia, esperti e associazioni all’Anac: “Le sue linee guida affosseranno la legge”

di Thomas Mackinson

Una corsa contro il tempo, non priva di rischi, perché la trasparenza non resti uno slogan o peggio un gigantesco “pacco”. Giusto all’antivigilia di Natale, il 23 dicembre, va a pieno regime il decreto che disciplina il Freedom of information act, le norme sull’accesso civico introdotte nel 2013 e perfezionate con il “decreto trasparenza” del maggio scorso. A partire da quel giorno le Pa dovranno gestire le richieste dei cittadini, forti dei diritti/doveri disciplinati da una legge in materia di pubblicità e trasparenza che sulla carta promette di allineare il nostro Paese alle democrazie più avanzate in materia, tanto che la sua sola emanazione è valsa un balzo avanti dell’Italia nel rating mondialedi accesso all’informazione di accesso pubblico a dati, documenti e informazioni: siamo passati dalla 97sima posizione alla 55esima. […]

(continua a leggere su Il Fatto Quotidiano)

Foia: l’Italia guadagna 43 posizioni nella classifica mondiale sull’accesso

Dal 97esimo al 54esimo posto a livello mondiale nella classifica del Right to Information Rating, l’indice globale che misura in 111 Paesi l’accessibilità di documenti, dati e informazioni detenuti dalle pubbliche amministrazioni. È questa la rimonta resa possibile dall’approvazione, lo scorso maggio del Foia, il Freedom of Information Act italiano.

È una rimonta storica perché per 26 anni l’Italia è stata relegata nelle retrovie dell’indice Rti a causa degli enormi limiti della Legge 241/1990 che garantisce l’accesso soltanto a chi può dimostrare un interesse diretto, concreto e attuale e proibisce ogni richiesta che possa costituire un controllo generalizzato dell’attività della pubblica amministrazione.

Il decreto 97/2016 (detto FOIA), approvato a maggio pienamente in vigore dal prossimo 23 dicembre, non cancella la legge precedente ma ha esteso a tutti i documenti delle pubbliche amministrazioni l’istituto dell’accesso civico contenuto nel Decreto Trasparenza (d.lg 33/2013) aggiungendo la possibilità per chiunque di richiedere l’accesso ai documenti delle pubbliche amministrazioni, senza dover fornire alcuna motivazione e imponendo alle PA di rispondere entro 30 giorni. La riforma 2016 – sommata agli obblighi, già presenti nel Decreto Trasparenza, di pubblicare alcuni tipi di documenti sui siti istituzionali – ha fatto guadagnare all’Italia ben 28 punti e le ha permesso di superare di un punto perfino gli Stati Uniti.

«È una conquista per l’Italia e un riconoscimento importante per il lavoro delle più di 30 associazioni della società civile riunite nella campagna Foia4Italy, che ha imposto il tema nell’agenda politica e, nonostante non sia riuscita a far adottare il suo testo, ha contribuito in maniera fondamentale a migliorare il testo finale» dichiara Guido Romeo «ma resta molto da fare per misurare l’applicazione sul campo della legge visto che ricorrere contro un diniego rimane ancora troppo costoso come sottolineato da Access-Info Europe».

L’RTI Rating, infatti, misura la qualità delle leggi di accesso di all’informazione sulla carta. Sviluppato da Access Info Europe e dal Centre for Law and Democracy, l’indice utilizza una serie di indicatori per misurare il rispetto degli standard internazionali di trasparenza. È, dunque, da notare come dietro la rimonta italiana vi siano soprattutto i punteggi sui principi e sul riconoscimento del diritto di accesso mentre la seconda metà degli indicatori rimanga ancora sotto la sufficienza.

Access Info Europe, in particolare, boccia i rimedi extragiudiziali ritenendo insufficiente il ricorso interno e ai difensori civici (quest’ultimo valido solo in caso di diniego da parte di un ente locale). “Il FOIA italiano costringe i richiedenti a passare attraverso i lenti procedimenti della giustizia amministrativa in caso di non pubblicazione di documenti, rendendo così difficile per i cittadini controllare l’operato dei funzionari pubblici e impossibile partecipare ai processi decisionali” ha dichiarato Helen Darbishire, Direttore Esecutivo di Access Info Europe.

Da migliorare anche la promozione del diritto sia all’interno delle pubbliche amministrazioni che tra i cittadini e l’imposizione di sanzioni alle pubbliche amministrazioni inadempienti.

La scalata in classifica testimonia, dunque, un impegno alla trasparenza che va ora rispettato con un’applicazione della normativa che sostenga davvero il principio di apertura: un indicatore dell’effettiva possibilità di ottenere maggiore trasparenza saranno le Linee guida ANAC sulle eccezioni che dovrebbero essere pubblicate a fine mese.

Leggi anche:
Italia più trasparente dopo approvazione del Foia. “Il rischio è avere buone leggi non applicate”il Fatto Quotidiano
One step forward, two steps back: New Italian FOIA fails to improve adequate appeals mechanismAccess Info Europe

Audizioni pubbliche: solo 2 sindaci mantengono le promesse fatte a #SaiChiVoti

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di Martina Basile

I neo sindaci di Novara e Savona passano a pieni voti l’esame della trasparenza. Bocciati invece i primi cittadini di altri 10 comuni, che non hanno mantenuto gli impegni presi aderendo a “Sai Chi Voti”, la campagna per la trasparenza elettorale di cui Diritto di Sapere è promotorice insieme a diverse organizzazioni tra le quali Riparte il Futuro, Action Aid, Transparency International e Carte in regola.

Oggi, infatti, scadono i 100 giorni a disposizione dei sindaci per cambiare il metodo di nomina dei vertici delle imprese municipalizzate introducendo il meccanismo delle audizioni pubbliche.

Dei 12 sindaci che hanno dichiarato la loro adesione a tutti e quattro i punti della campagna, solo 2 (Novara e Savona) hanno mantenuto l’impegno di introdurre una norma che preveda audizioni pubbliche nelle aziende municipalizzate.

Male i sindaci di Torino (Chiara Appendino), Bologna (Virginio Merola) e Roma (Virginia Raggi) che nonostante il loro impegno pre-elettorale, una volta insediatisi hanno proceduto a nomine di stampo tradizionale.

Molto male il sindaco di Gallarate (Andrea Cassani) che, interrogato sull’andamento dei lavori, ha risposto che “le audizioni pubbliche non sono la nostra priorità” mentre il sindaco di Varese Galimberti ha preferito il silenzio.

Le rimanenti realtà municipali (Latina, Varese, Gallarate, Brindisi, Vittoria, Trieste e Caserta) hanno dichiarato di stare ancora lavorando a dei regolamenti sulle nomine (violando quindi il termine dei 100 giorni previsti da Sai Chi Voti) o, addirittura, ne hanno varati di alcuni che non comprendono il punto fondamentale delle audizioni pubbliche.

Lo scenario che ne consegue, quindi, sembra far intuire che in Italia la trasparenza è ancora solo uno strumento di propaganda elettorale e non un punto concreto delle agende politiche dei sindaci. Come ha detto Davide Del Monte, direttore di Transparency International Italia, “L’esito della campagna #saichivoti, con solo 2 sindaci su 12 in grado di mantenere l’impegno preso in campagna elettorale, ci ricorda una cosa importante: la trasparenza non va difesa solo dagli attacchi di corrotti e corruttori, ma anche, e soprattutto, da chi ne fa un vessillo propagandistico per accaparrare voti in più”.

Negli Usa il Foia è wiki

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di Martina Basile

Si chiama FOIA wiki la prima piattaforma americana wiki su tutto quello che riguarda il Freedom of Information Act, la legge sull’accesso recentemente riformata da Obama.

È del 3 ottobre l’annuncio da parte della Reporters Committee For Freedom Of The Press sulla nascita della versione beta – quindi ancora in fase di test – della prima piattaforma FOIA wiki.

In occasione del 50esimo anniversario del Freedom Of Information Act, la commissione ha deciso di lanciare questo nuovo progetto utilizzando per la prima volta un formato “wiki” per incoraggiare la condivisione di idee tra persone e organizzazioni differenti.

Il progetto, che si divide in una parte legale e una d’informazione, include:

  • pagine su tutto ciò che riguarda il FOIA: eccezioni, commissioni, questioni amministrative ecc.
  • un forum in cui gli utenti possono fare domande sul FOIA e ricevere risposta, nonché discutere sulle ultime novità dalle imprese pubbliche o su particolari documenti pubblicati.
  • Informazioni importanti sulle pubbliche amministrazioni: contatti, regolamenti sull’accesso alle informazioni, e molto di più.
  • Il testo completo del FOIA con inclusi anche gli emendamenti approvati nel 2016.

FOIA wiki si ritaglia così un posto importantissimo nel mondo di chi si batte per far conoscere – e riconoscere – il diritto di accesso alle informazioni. Permetterà non solo a giornalisti e persone specializzate ma anche ai cittadini, di interessarsi maggiormente alla questione della trasparenza; potrebbe, inoltre, diventare uno strumento molto importante di pressione sulle pubbliche amministrazioni affinché finalmente mantengano le promesse di trasparenza.

La commissione si è inoltre appoggiata ad altre realtà (FOIA Project, Transactional Records Access Clearinghouse, MuckRock ecc.) garantendo così affidabilità e professionalità in tutti gli aspetti presi in considerazione.

Sarà interessante vedere come si svolgerà il periodo di rodaggio della piattaforma e se darà vita ad altre realtà simili al di fuori dei confini americani.

Silenzi di Stato, le verità pubbliche che ci nascondono

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di Elisa Murgese

Quanto ha speso il sindaco in viaggi e cene? Che cosa c’è nell’aria di casa mia? Com’è gestita l’emergenza dei migranti? Sono dieci storie di informazioni negate quelle raccontate in “Silenzi di Stato”, libro dell’avvocato Ernesto Belisario e del giornalista Guido Romeo appena uscito per Chierelettere. Come precisa il sottotitolo, “Storie di trasparenza negata e di cittadini che non si arrendono”. Perché Belisario e Romeo hanno scelto di raccontare dieci battaglie di cittadini e giornalisti che hanno cercato (spesso inutilmente, certamente con fatica) di entrare in possesso di documenti nelle mani di pubbliche amministrazioni: i titolo di studio degli insegnati inseriti in graduatoria, i costi del portale Italia.it o le informazioni sulla sicurezza degli edifici pubblici. Tante le domande che i cittadini vorrebbero porre alle pubbliche amministrazioni ma sempre uguale la risposta: una porta chiusa in faccia alla trasparenza.

Dieci episodi, che gli autori sperano essere il racconto di un’Italia del passato, visto che lo scorso maggio Diritto di Sapere e le associazioni di Foia4Italy hanno spinto il Governo a inserire nella riforma della pubblica amministrazione il primo Freedom of Information Act (Foia) italiano (vedi la timeline di due anni di campagna Foia4Italy), ovvero una norma che dovrebbe garantire a “chiunque” di fare richiesta di accesso agli atti, definendo l’accesso alle informazioni com un diritto di cittadinanza. Peccato che la partita non sia ancora vinta: le pubbliche amministrazioni italiane possono già allinearsi agli standard anglosassoni ed europei grazie all’approvazione del Decreto Trasparenza dello scorso maggio, ma si dovrà aspettare il 23 dicembre per leggere le linee guida dell’Autorità nazionale anti corruzione (Anac). Infatti, anche se il Freedom of Information Act italiano è stato adottato il 23 maggio scorso ed è entrato in vigore il 23 giugno, gli obblighi previsti dal decreto per le Pubbliche Amministrazione saranno attivi solo dal 23 dicembre, data entro la quale l’Anac dovrà pubblicare le linee guida.

Un passaggio molto delicato, quello delle linee guida Anac, perché definirà in maniera precisa le eccezioni, ovvero i casi in cui la pubblica amministrazione potrà negare diritto di accesso dei cittadini, ad esempio per evitare “un pregiudizio concreto alla tutela” di “ordine pubblico”, “sicurezza nazionale”, “relazioni internazionali” o “stabilità finanziaria ed economica dello Stato” (come si legge nell’aggiornamento del 16 maggio 2016 del decreto legislativo 33/2013).

“Malgrado tante promesse di trasparenza, spesso per i cittadini ottenere una risposta è impossibile” racconta Massimo Cerofolini nella trasmissione radiofonica Eta Beta su Radio Rai1 dedicata a “Silenzi di Stato”. L’augurio, quindi, è “che il nostro Foia non rimanga carta e basta”, scrive Luigi Franco su ilfattoquotidiano.it, perché “la trasparenza non può essere concessa a capriccio, un po’ sì e un po’ no, in dosi omeopatiche”, continua Gian Antonio Stella, curatore della prefazione di “Silenzi di Stato”. “Un libro la cui lettura vi dà moltissime elementi per capirne di più sull’accesso ai dati – racconta Oscar Giannino dai microfoni di Radio24 – per capire come funziona negli altri Paesi e per avere tanti esempi concreti di come veniamo limitati nell’esercizio dei nostri diritti dall’ignoranza di Stato, il muro contro cui sbattiamo la testa”.

Scontrini online, la procura chiede tre anni per Marino

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di Martina Basile

Fare trasparenza non conviene.

La procura ha infatti richiesto la condanna a tre anni, un mese e dieci giorni per l’ex sindaco e l’ha sottoposta al gup Pierluigi Balestrieri che si dovrà esprimere in merito in data ancora da decidersi.

La vicenda gira intorno alle cinquantasei cene consumate tra il 2013 e il 2015 che Marino avrebbe pagato con la carta di credito e a dei certificati che riportavano compensi a dei collaboratori inesistenti che avrebbero fatto entrare nelle casse della Onlus seimila euro illeciti.

La richiesta iniziale di condanna era di quattro anni e otto mesi per falso, peculato e truffa ma lo stesso Marino aveva sollecitato il rito abbreviato che prevede uno sconto di pena di un terzo.

Lo stesso Comune di Roma si è costituito parte civile nella causa e ha richiesto un risarcimento di seicentomila euro: 100mila per “danno funzionale” e 500mila per “danno d’immagine”.

Nonostante la sicurezza mostrata dall’avvocato della difesa, Enzo Musco, che dichiaraHo provato senza ombra di dubbio che il mio assistito non ha mai utilizzato risorse pubbliche per finalità private e ho chiarito il concetto  giuridico di “spesa di rappresentanza“; sembra che l’ex sindaco di Roma non abbia più molto margine di difesa. L’ultima parola, tuttavia, spetta al gub Balestrieri.

I rischi di questa vicenda sono due. Il primo è che gli altri politici, dei quali nessuno al di fuori del Ministro Carlo Calenda ha pubblicato le proprie spese (come raccontato in Silenzi di Stato) strumentalizzi la vicenda come alibi per la propria non trasparenza. Il secondo è che se i cittadini continueranno a non chiedere, nessuno sarà incoraggiato a pubblicare.

#AccessToInfoDay: tre occasioni per non abbassare la guardia sul diritto di sapere

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di Claudio Cesarano

Come in una memorabile congiunzione astrale, sono tante le ricorrenze che si allineano in questo 2016 in tema di accesso alle informazioni.

La prima legge sul diritto d’accesso, battezzata in Svezia, compie esattamente 250 anni.
Il Foia americano, altra pietra miliare, arriva al suo 50esimo anniversario preceduto lo scorso Gennaio dalla riforma Obama che ne ha esteso notevolmente i poteri.  

Infine per la prima volta l’Unesco promuove il 28 settembre come “International Day for the Universal Access to Information”: la ricorrenza nata nel 2002 col nome di “Right To Know Day” grazie a un gruppo di attivisti riceve ora il riconoscimento che merita.

Se ricordate, proprio l’anno scorso noi e le altre organizzazioni di Foia4Italy vi avevamo chiesto di firmare la nostra petizione e diffondere l’hashtag #Foia4Italy: la giornata ci dimostrò che un tema apparentemente freddo come il diritto d’accesso era percepito.
Di certo quella giornata ci diede la fiducia e il sostegno necessari a continuare il resto della campagna (se volete scorrere la cronistoria potete guardare qui)

Per l’Italia questo 2016 rappresenta un anno zero in tema di accesso: con la riforma del Decreto Trasparenza e l’introduzione del principio di accesso attraverso il D.lgs 97/2016 del abbiamo il nostro primo Foia.
Sulla carta almeno.

Non mi soffermerò sull’analisi della legge e dei suoi numerosi limiti: ne abbiamo scritto e continueremo a scriverne sul blog di Diritto di Sapere e tra i tanti articoli di analisi del decreto segnalo l’intervento di Fernanda Faini su Agenda Digitale.

In questa giornata voglio ricordare che affinché il diritto di accesso sia effettivamente riconosciuto in Italia ogni cittadino deve conoscerlo in tutte le sue potenzialità, esercitarlo pur con tutti i suoi limiti e pretenderne l’espansione.
Per questo oggi abbiamo deciso di lanciando tre spunti uno locale, uno europeo e uno internazionale.

Locale – Per una Milano trasparente
Oggi pomeriggio saremo a Palazzo Marino per l’incontro pubblico “Milano Aperta e Trasparente. Un piano d’azione da condividere”. Il coinvolgimento del livello locale nel promuovere maggiore trasparenza e partecipazione dei cittadini è sempre più importante (sapete ad esempio che Madrid si sta trasformando nella capitale della trasparenza?). Abbiamo, quindi, accettato con piacere l’invito di Lorenzo Lipparini, neo assessore alla Trasparenza, Cittadinanza attiva e Open Data a partecipare a questo dibattito per promuovere nuovi standard per il capoluogo lombardo e lo giriamo a tutti i concittadini.

Europeo – Come vengono prese le decisioni in Italia e in Europa?
In coordinamento con altre organizzazioni europee che si occupano di diritto di accesso alle informazioni abbiamo provato a misurare quanto possiamo sapere delle influenze che subiscono le leggi nella fase di stesura.
Per farlo abbiamo scelto tre leggi già approvate e abbiamo chiesto l’accesso ai verbali degli incontri organizzati e a documenti inviati dai portatori di interessi.
I risultati – tanto deludenti quanto prevedibili – li trovate qui.
La trasparenza dei processi decisionali è una delle più grandi sfide che deve affrontare l’Europa: come vi spieghiamo in questa dichiarazione congiunta con l’European RTI Coalition, se vuole recuperare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni.  

Internazionale – The Italian FOIA
Spesso ci hanno chiesto perché continuassimo a usare l’acronimo inglese Foia.
Bene, la principale ragione è che abbiamo sempre ritenuto importante mantenere un forte legame con gli standard internazionali.
Inoltre una vera legge sul diritto di accesso non è legata a requisiti di cittadinanza: il nenato Foia italiano garantisce a “chiunque” l’accesso ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni.   
Per questo abbiamo fatto tradurre il Decreto 97/2016 in inglese e lo pubblichiamo qui, sia a beneficio di giornalisti e cittadini stranieri che vorranno, come noi, sfidare il silenzio delle pubbliche amministrazioni italiane sia per gli studiosi che vorranno offrire spunti e osservazioni su questa riforma.

#AccessToInfoDay – Comunicato della RTI Coalition Europea

 

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Madrid, 28 settembre 2016Nella Giornata Internazionale del Diritto di Accesso alle Informazioni – la prima ad essere ufficialmente riconosciuta dall’Unesco – i gruppi della società civile che si occupano di diritto di sapere denunciano la mancanza di trasparenza dei processi democratici che contribuisce ad alimentare la sfiducia e il populismo demagogico in Europa.

I risultati di recenti monitoraggi condotti dalle organizzazioni della società civile hanno mostrato come, nonostante si siano fatti notevoli progressi – al mondo esistono 111 leggi sul diritto alle informazioni e i governi pubblicano regolarmente i dati sulle spese e sui servizi – ad oggi esistono ancora molti limiti alla trasparenza nei processi decisionali. Limiti che stanno nascondendo la maggior parte delle attività governative dall’esame della società civile.

I gruppi hanno riportato che uno dei maggiori ostacoli all’amministrazione aperta (o open government) è la mancanza di documenti di archivio: non sono registrate le liste degli incontri tra ufficiali pubblici e i resoconti degli stessi, non c’è traccia degli scambi avvenuti con i lobbisti e le decisioni vengono prese senza dare le dovute giustificazioni o presentando delle prove a sostegno.

Un altro ostacolo è il ricorso eccessivo alle eccezioni, e in particolare l’utilizzo del pretesto del diritto alla privacy per nascondere le attività dei funzionari pubblici durante l’esercizio delle loro funzioni, come la loro partecipazione ad incontri o le spese di viaggio.

La società civile europea ha individuato una specifica criticità nella mancanza di trasparenza, a livello dell’UE e nazionale, nelle decisioni che riguardano la società nel suo complesso. I gruppi hanno riportato il rifiuto dell’UE di pubblicare i documenti sulla legalità del patto sui rifugiati tra la Turchia e l’UE (Marzo 2016) come esempio di come l’apertura amministrativa potrebbe dar vita a un dibattito che si basi più sui fatti e non a un discorso tendenzioso e xenofobo.

I gruppi criticano questi fallimenti basilari in materia di trasparenza, facendo notare che questo anno segna anche il 250esimo anniversario dalla promulgazione della prima legge sulla libertà d’informazione (la legge svedese del 1766), e che tutti gli organismi internazionali, compresa la Corte Europea per i Diritti Umani e la Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, come anche molti trattati dell’UE e altrettante costituzioni nazionali, riconoscano l’accesso alle informazioni come un diritto fondamentale dell’uomo.

Sappiamo che un buon governo è un governo aperto” dichiara Helen Darbishire, direttore esecutivo di Accesso Info Europe, “ma stiamo riscontrando ancora troppa resistenza ad aprirsi e troppe zone d’ombra all’interno delle pubbliche amministrazioni”.

“Non sembra nemmeno essere una questione di avere qualcosa da nascondere, come la corruzione o l’inefficienza” aggiunge Guido Romeo di Diritto di Sapere, “quello che stiamo riscontrando in molti paesi è che i funzionari pubblici non hanno ancora accettato di essere sotto lo scrutinio della società civile, degli elettori che li votano e che riempiono la borsa pubblica con le loro tasse”.

Il diritto di accesso alle informazioni di interesse pubblico è essenziale per i giornalisti al fine di permettere loro di condurre il loro ruolo nella società in maniera efficace. Quando quest informazioni, sia di enti pubblici o privati, sono rese disponibili attraverso leaks devono essere protetti sia i giornalisti che i whistleblowers” ha dichiarato Renate Schroeder, Direttore Della Federazione Europea dei Giornalisti (European Federation of Journalists – EFJ)

Le 16 organizzazioni hanno chiamato all’azione per cambiare subito la situazione, anche attraverso un miglioramento pratico dell’accesso alle informazioni, un avanzamento degli impegni nazionali sotto l’egida dell’Open Government Partnership, e la firma e ratificazione della Convenzione sull’Accesso ai Documenti Ufficiali del Consiglio d’Europa che è il primo trattato vincolante al mondo sul diritto all’accesso alle informazioni.

Organizzazioni:

Access Info Europe, Spagna/Europa Citizens Network Watchdog Polonia, Poland Civio Foundation, Spagna
Diritto di Sapere, Italia
ePanistwo Foundation, Polonia European Federation of Journalists, Europe
Fair-Play Alliance, Slovacchia
Freedom of Information Forum Austria, Austria K-Monitor, Ungheria
GONG, Croazia
N-Ost, Germania
Open Knowledge Foundation Deutschland, Germania
Request Initiative, Gran Bretagna
Right to Information Ireland, Irlanda Spinwatch, United Kingdom Vouliwatch, Grecia

Per maggiori informazioni potete contattare:

Helen Drabishire Access Info Europe

helen@access-info.org +34 913 656 558

Nota bene

La Giornata Mondiale del diritto alle informazioni, festeggiata mondialmente da 14 anni, è stata indetta dalle organizzazioni della società civile nel settembre 2002. L’Assemblea Generale dell’UNESCO l’ha formalmente riconosciuta a novembre del 2015.

foto di Helen Darbishire