Foia: l’Italia guadagna 43 posizioni nella classifica mondiale sull’accesso

Dal 97esimo al 54esimo posto a livello mondiale nella classifica del Right to Information Rating, l’indice globale che misura in 111 Paesi l’accessibilità di documenti, dati e informazioni detenuti dalle pubbliche amministrazioni. È questa la rimonta resa possibile dall’approvazione, lo scorso maggio del Foia, il Freedom of Information Act italiano.

È una rimonta storica perché per 26 anni l’Italia è stata relegata nelle retrovie dell’indice Rti a causa degli enormi limiti della Legge 241/1990 che garantisce l’accesso soltanto a chi può dimostrare un interesse diretto, concreto e attuale e proibisce ogni richiesta che possa costituire un controllo generalizzato dell’attività della pubblica amministrazione.

Il decreto 97/2016 (detto FOIA), approvato a maggio pienamente in vigore dal prossimo 23 dicembre, non cancella la legge precedente ma ha esteso a tutti i documenti delle pubbliche amministrazioni l’istituto dell’accesso civico contenuto nel Decreto Trasparenza (d.lg 33/2013) aggiungendo la possibilità per chiunque di richiedere l’accesso ai documenti delle pubbliche amministrazioni, senza dover fornire alcuna motivazione e imponendo alle PA di rispondere entro 30 giorni. La riforma 2016 – sommata agli obblighi, già presenti nel Decreto Trasparenza, di pubblicare alcuni tipi di documenti sui siti istituzionali – ha fatto guadagnare all’Italia ben 28 punti e le ha permesso di superare di un punto perfino gli Stati Uniti.

«È una conquista per l’Italia e un riconoscimento importante per il lavoro delle più di 30 associazioni della società civile riunite nella campagna Foia4Italy, che ha imposto il tema nell’agenda politica e, nonostante non sia riuscita a far adottare il suo testo, ha contribuito in maniera fondamentale a migliorare il testo finale» dichiara Guido Romeo «ma resta molto da fare per misurare l’applicazione sul campo della legge visto che ricorrere contro un diniego rimane ancora troppo costoso come sottolineato da Access-Info Europe».

L’RTI Rating, infatti, misura la qualità delle leggi di accesso di all’informazione sulla carta. Sviluppato da Access Info Europe e dal Centre for Law and Democracy, l’indice utilizza una serie di indicatori per misurare il rispetto degli standard internazionali di trasparenza. È, dunque, da notare come dietro la rimonta italiana vi siano soprattutto i punteggi sui principi e sul riconoscimento del diritto di accesso mentre la seconda metà degli indicatori rimanga ancora sotto la sufficienza.

Access Info Europe, in particolare, boccia i rimedi extragiudiziali ritenendo insufficiente il ricorso interno e ai difensori civici (quest’ultimo valido solo in caso di diniego da parte di un ente locale). “Il FOIA italiano costringe i richiedenti a passare attraverso i lenti procedimenti della giustizia amministrativa in caso di non pubblicazione di documenti, rendendo così difficile per i cittadini controllare l’operato dei funzionari pubblici e impossibile partecipare ai processi decisionali” ha dichiarato Helen Darbishire, Direttore Esecutivo di Access Info Europe.

Da migliorare anche la promozione del diritto sia all’interno delle pubbliche amministrazioni che tra i cittadini e l’imposizione di sanzioni alle pubbliche amministrazioni inadempienti.

La scalata in classifica testimonia, dunque, un impegno alla trasparenza che va ora rispettato con un’applicazione della normativa che sostenga davvero il principio di apertura: un indicatore dell’effettiva possibilità di ottenere maggiore trasparenza saranno le Linee guida ANAC sulle eccezioni che dovrebbero essere pubblicate a fine mese.

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One step forward, two steps back: New Italian FOIA fails to improve adequate appeals mechanismAccess Info Europe

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