Mi si è ristretto il Foia: dagli Usa alla Danimarca l’accesso è in pericolo?

"Open government?" - Urbanbohemian (CC BY-NC-ND 2.0)
“Open government?” – Urbanbohemian (CC BY-NC-ND 2.0)

Le ultime settimane stanno registrando notizie preoccupanti sul fronte dell’accesso, tanto più che arrivano da paesi molto avanzati su questo fronte.

La più recente in ordine di tempo è di pochi giorni fa ed è una sentenza della Corte Suprema americana che ha stabilito che solo i cittadini della Virginia hanno diritto di richiedere l’accesso ai documenti detenuti dall’amministrazione del proprio stato.
La decisione della Corte Suprema – unanime – pone di fatto le basi per future limitazioni all’accesso da parte di altri stati federali, sia per cittadini che per giornalisti ed è stata molto criticata dai media.
Tra le considerazioni più significative, vanno segnalate quelle che definiscono il diritto di accesso «not a “fundamental” privilege or immunity of citizenship» e  che negano che tale diritto sia basilare «to the maintenance or well-being of the Union».

Nonostante la decisione vada inquadrata in quel quadro legislativo e, nello specifico, nel contesto della Privileges and Immunities Clause, il segnale è molto preoccupante, specie considerando che l’accesso all’informazione resta uno dei punti deboli delle promesse dell’amministrazione Obama sull’ambito dell’open government.

Ma brutte notizie arrivano anche dal nord Europa, tradizionalmente considerata la patria del Foia.
Come avevamo scritto a febbraio, la nuova legge sull’accesso all’informazione in Danimarca è tutt’altro che un passo avanti per la trasparenza. La nuova legge (Offentlighedslov comeè chiamato il Foia danese) prevede una limitazione all’accesso di alcuni documenti, in particolare quelli su cui si basa il processo legislativo.

Una proposta di questo genere è nell’aria sin dal 2009, quando al governo c’erano i liberali, ed è stata ripresa dal nuovo governo, di orientamento socialdemocratico. Nonostante il dibattito e gli appelli di diversi giornalisti danesi di alto livello per rivedere la legge, sembra che il consenso sia abbastanza ampio, spiega Jon Lund, editorialista del Politiken e portavoce della Danish Online News Association che nel suo sito scrive:

«Paragraph 27 deals with documents and correspondence that are generated during the legislative process between the executive branch and parliament. These would also be excluded from rights-to-access requests. This means that much — although not all — information about the workings of parliament would no longer be available to the public. [...]

But the wording of the bill does not exactly reflect a 2.0 worldview. Committee members who wrote the bill recommended implementing the legislation initially by making available open lists of electronic and paper mail exchanged between government officials. But if the administration has its way, the lists will be “dumb” lists — i.e., they will not include a search option for keyword inquiries».

A febbraio il ministro della Giustizia Bødskov aveva invece commentato che la nuova legge accresce le possibilità di accesso proprio grazie alla digitalizzazione dell’intero processo. Bødskov aveva poi dichiarato: «In generale non penso che i cittadini influenzino il processo legislativo. Ma sia le nostre proposte che quelle del precedente governo si basano su raccomandazioni della Commissione sull’Informazione e cercano un equilibrio tra apertura e l’introduzione di alcune limitazioni». Queste limitazioni però sembrano davvero poco equilibrate a stampa e cittadini.

[video] Presentazione di “The Silent State” al Festival del Giornalismo

Il Festival del Giornalismo è un appuntamento molto speciale per noi: l’edizione 2012, infatti, ha visto nascere Diritto Di Sapere.

L’edizione 2013 non è stata da meno: lo scorso 25 aprile, infatti, abbiamo presentato The Silent State, il primo rapporto sull’accesso all’informazione in Italia. Ospiti speciali sono stati Victoria Anderica di Access-Info Europe, organizzazione partner di DDS, e Lorenzo Totaro di Bloomberg News (trovate la sua inchiesta tra i nostri casi di studio).

Se non eravate presenti a Perugia – ma anche se c’eravate – guardate il video del panel e fateci sapere cosa ne pensate.

Questo incontro non è stato l’unico appuntamento che ci ha visti coinvolti in prima persona al Festival, però. Ve ne parleremo presto…

The Silent State: il primo monitoraggio sull’accesso in Italia

The Silent State - rapporto sull'accesso In tre casi su quattro, i cittadini e i giornalisti che chiedono di conoscere dati di pubblico interesse non ottengono quello che richiedono.

È ciò che emerge da “The Silent State“, il primo rapporto sull’accesso all’informazione in Italia che abbiamo realizzato in collaborazione con Access-Info Europe e che pubblichiamo oggi.

Lo studio raccoglie i dati della prima rilevazione sul campo mai effettuata in Italia della capacità di cittadini e media di richiedere e ottenere informazioni da Comuni, Regioni, Ministeri e altre istituzioni pubbliche. Lo scopo del rapporto è mettere l’Italia a confronto con altri Paesi in cui sono in vigore leggi come il Freedom of information act (Foia).

Tra i vari risultati, la ricerca mostra che nel 73% dei casi le richieste di dati e informazioni non sono soddisfatte. In particolare, il 65% di esse non riceve nemmeno una risposta entro i 30 giorni previsti dalle legge. In più, le risposte ricevute sono state valutate pienamente soddisfacenti solo nel 13% dei casi.

L’analisi evidenzia inoltre che il nuovo “Decreto Trasparenza”, in vigore dallo scorso 20 aprile, non è una risposta a questo problema, perché non modifica la legge sull’accesso agli atti (L. 241/90) e quindi non può essere definito un “Foia italiano”, come invece inizialmente presentato dal Ministero.

Legal Leaks – nuova edizione!

Il nostro “piatto forte” al Festival del Giornalismo di Perugia sarà il primo report sul monitoraggio sull’accesso in Italia che abbiamo effettuato nei mesi scorsi: si tratta del primo studio del genere mai effettuato nel nostro Paese.

Ci sembra un punto di partenza doveroso per parlare seriamente di accesso e delle sue implicazioni e proporre i prossimi passi.

A Perugia, però, presenteremo anche la seconda edizione di Legal Leaks, il manuale sull’accesso all’informazione dedicato a cittadini e giornalisti.
Il manuale e le sue indicazioni restano, ma vengono arricchite da un’analisi del decreto legislativo 33/2013, il cosiddetto Decreto Trasparenza, e dal commento di Ernesto Belisario, uno degli esperti italiani in materia e presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government.

Trovate un’anticipazione del suo intervento sul sito di TechEconomy, con il significativo titolo “Si fa presto a dire trasparenza”.
Questo e altri temi verranno poi approfonditi nel corso del workshop che organizzeremo al Festival del Giornalismo e che sarà tenuto da Ernesto e dal nostro Guido Romeo. Preparate le vostre domande… anzi, richieste!

Diritto Di Sapere al Festival del Giornalismo (Perugia, 24-28 aprile)

L’appuntamento con Diritto Di Sapere al Festival del Giornalismo è per giovedì 25 aprile (la data non è scelta a caso).

Perché Perugia? Il Festival è il più importante e completo appuntamento pubblico per il giornalismo in Italia.

In più, il lancio Diritto Di Sapere è avvenuto a Perugia proprio un anno fa (qui il video della sessione) e Arianna Ciccone e Chris Potter (i direttori del festival) sono tra i nostri soci fondatori.

Siamo quindi onorati di presentare a IJF#13 il nostro report sull’accesso in Italia. È il primo monitoraggio di questo tipo realizzato nel nostro Paese e i dati che che contiene sono una fotografia lucida e aggiornata della pratica dell’accesso in Italia.

Ma andiamo con ordine. Ecco gli incontri che ci vedranno direttamente coinvolti a Perugia:

Segnaliamo poi anche alcuni appuntamenti per chi è interessato al data journalism.

Ci vediamo a Perugia!

Pubblicato il Decreto Trasparenza: sarà in vigore dal 20 aprile

Lo scorso 5 aprile è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo 33/2013, il cosiddetto “Decreto trasparenza” (il cui nome esteso è Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni).
Entrerà quindi in vigore il prossimo 20 aprile.

Del decreto avevamo parlato già un mese fa spiegando che questo decreto non introduce alcuna misura che possa farlo definire un Freedom of Information Act (mentre compaiono diverse misure in termini di trasparenza proattiva).
L’analisi si basava su una versione non finale che circolava come leak: nessuna versione definitiva era stata fatta circolare. In queste ore stiamo aggiornando il tutto rispetto alla versione pubblicata, ne scriveremo ancora.

Presto avremo anche occasione di parlarne di persona, il prossimo 25 aprile al Festival del Giornalismo di Perugia, quando presenteremo il nostro studio del primo monitoraggio dell’accesso in Italia. Con noi ci sarà anche Helen Darbishire, Executive Director di Access Info Europe e co-fondatrice di Diritto Di Sapere.

E non sarà l’unico appuntamento in cui saremo coinvolti a Perugia…

Rassegna: data storytelling, Web Index 2013 e Google Code Jam

La copertina di "Close up at a distance", di Laura Kagan
La copertina di “Close up at a distance”, di Laura Kurgan

La strada è in salita per le amministrazioni che vogliono migliorarsi. La rassegna di questa settimana mostra alcuni degli ostacoli che le pubbliche amministrazioni incontrano quando vogliono intraprendere processi innovativi.
Nuovi sono anche i modi in cui il giornalismo può raccontare storie e problemi. Ma siamo in grado di leggerle criticamente?

Guardano al futuro – e offrono belle opportunità – anche Web Index 2013 e Google Code Jam competition: non perdetele!

  • Gli ostacoli per la PA che vuole innovare. La New America Foundation pubblica i risultati di uno studio condotto sulle amministrazioni locali in California per individuare i punti chiave, positivi e negativi, per la pubblica amministrazione che vuole innovare processi e iniziative. Dall’importanza delle relazioni personali, alle pressioni politiche fino all’importanza degli ordini professionali e alla differenza tra contesto urbano e rurale, ecco una serie di elementi da tenere presenti nella progettazione dell’innovazione pubblica.
  • Data-journalism: quando le mappe diventano editoriali. Si dice spesso che i dati e le mappe possano raccontare storie. Ma queste storie sono tutt’altro che oggettive: così come la data visualization è un efficace strumento per i giornalisti, così diventa potenzialmente ingannevole per i lettori, a cui quei dati possono sembrare imparziali. Se ne parla in Close Up at a Distance, un saggio di Laura Kurgan, docente di architettura alla Columbia University.
  • InfoAmazonia e lo storytelling del futuro. Lo scorso anno InfoAmazonia ha lanciato un sito di mappe con l’obiettivo di tracciare le minacce ambientali nella regione, dalla deforestazione agli incendi. Con l’utilizzo di foto interattive e video-mashup, oggi l’organizzazione sperimenta in modo decisamente innovativo come vuole rivoluzionare il proprio storytelling. E lo spiega passo dopo passo.
  • Il Web Index 2013: chi vuole dare una mano? Quest’anno Global Integrity e la World Wide Web Foundation lavoreranno insieme per realizzare il Web Index 2013 e cercano collaboratori che possano condurre ricerca e analisi di dati. Il Web Index è un sistema di misurazione dell’utilizzo e dell’impatto del web nei paesi del mondo, provando a tracciare miglioramenti in termini di accesso e valore economico. Nel 2012 sono stati analizzati 61 Paesi, che cresceranno fino a 80 nel 2013.Qui tutte le informazioni.
  • Enigmi e algoritmi: al via il Google Code Jam 2013. Google ha aperto le registrazioni per il Code Jam 2013, la competizione di programmatori ora al suo decimo anno, con un primo premio di 15.000 dollari. Programmatori di ogni età (superiore ai 13 anni) ed esperienza sono invitati a competere tra loro per cercare di risolvere “enigmi di algoritmi”.
    La competizione inizierà il 12 aprile e avrà quattro fasi, l’ultima delle quali si terrà negli uffici di Google a Londra, il prossimo agosto. L’edizione dello scorso anno ha visto la vittoria del polacco Jakub Pachocki tra più di 35.000 partecipanti.

Rassegna: Foia made in USA, open data e civic hacking

Il Foia americano funziona davvero? Sappiamo riconoscere le nuove forme di partecipazione che si stanno sviluppando oggi? E poi, chi è più “avanti” quando si parla di open data, New York o San Francisco?

Queste e altre domande (e anche qualche risposta) nella rassegna di oggi.

Da OpenTheGovernment.org
Da OpenTheGovernment.org
  • Usa: il Foia funziona davvero?

    Il Freedom of information act sembra funzionare molto bene negli Usa… ma solo apparentemente! I dati più recenti parlano di risposte positive nel 94% dei casi, ritardi praticamente assenti, tecnologie che velocizzano il processo. Ma la realtà è assai più complessa, a sentire molte delle Ong che si occupano di accesso all’informazione. Sono ormai numerose le organizzazioni che sostengono che la situazione sia molto diversa dai dati ufficiali dell’amministrazione Obama, in alcuni casi anche peggiore rispetto alla precedente amministrazione.

  • Cambiare la PA  ”dall’interno” con gli open data

    Scientific American pubblica una bella intervista a Todd Park, “chief technology officer” dell’amministrazione Obama e un passato da imprenditore, con diverse start-up di successo all’attivo. Park spiega come gli open data in ambito meteorologico hanno creato numerose opportunità per le imprese, e che lo stesso potrebbe avvenire in molti altri settori. Ma soprattutto, Park punta a ripetere il successo dall’interno della Casa Bianca, grazie a un incubatore unico nel suo genere.

  • Oltre gli hackathon: civic hacking nei paesi in via di sviluppo

    Il civic hacking e la partecipazione prendono oggi molte forme – ancora più di quelle che pensiamo, se guardiamo a paesi in via di sviluppo. Ci sono nuovi modelli di partecipazione che potrebbero aprire molte possibilità di azione e contributi da parte di persone senza competenze tecniche. Ma siamo in grado di riconoscerli e aiutarli a svilupparsi? Ne parla Rodrigo Davies, ricercatore del Center for Civic Media del Mit.

  • Come cambiare il posto dove viviamo… con gli open data!

    Questa è l’ideale punto di partenza del bando di Knight News Challenge per progetti di sviluppo sul territorio (in the U.S. and abroad). In risposta sono arrivati 886 progetti per 5 milioni di dollari di fondi. The Atlantic ne segnala 12 tra i più interessanti.

 

La PA chiama Google: cosa dice il Transparency Report 2012

What countries ask for the biggest share of netizen data? (A visualizazion by EFF and SHARE defense)
What countries ask for the biggest share of netizen data? (A visualization by EFF and SHARE defense)

La tutela della privacy è spesso la motivazione con cui – a volte a ragione, talvolta a torto – la pubblica amministrazione nega al cittadino l’accesso alle informazioni richieste.

Quando però è la PA a chiedere informazioni riguardanti i cittadini la preoccupazione di violarne la privacy sembra non essere così stringente, come dimostrano i dati raccolti nell’ultima edizione del Google Transparency Report, dove “Big G” registra tutte le richieste di accesso ai dati degli utenti (cronologia delle ricerche, scambio di email e documenti e indirizzi IP) da parte di terzi.

Il secondo semestre 2012 si è rivelato il periodo con il maggior numero di richieste da parte dei governi europei sin dal lancio del rapporto tre anni fa. Complessivamente i paesi dell’Unione Europea hanno fatto 7.254 richieste relativamente a 9.240 utenze tra luglio e dicembre 2012, in media più di 1.200 richieste al mese.

Ma quello che colpisce non è tanto il numero delle richieste che arrivano, quanto la proporzione di quelle che Google si trova a rifiutare in quanto non motivate a sufficienza dal punto di vista legale, troppo ampie come ambito oppure non formulate in modo proceduralmente corretto.

E l’Italia?
Siamo tra i più zelanti al mondo quando si tratta di chiedere accesso ai dati sensibili dei cittadini online: abbiamo, infatti i più alti tassi di richieste per numero di abitante (in media 12,6 richieste ogni 100.000 utenti).
Come si nota dall’immagine qui sopra, in totale l’Italia è l’ottavo Paese per numero di richieste. Ma è, assieme a Francia, Spagna e Germania, anche quello che si vede negate più della metà delle richieste (2.067 accolte vs. 2.235 rifiutate dal 2010 ad oggi).

Un tasso di rifiuto così alto di certo rivela quanto scarsa sia la considerazione per la tutela dei diritti digitali dei cittadini di cui lo stesso governo dovrebbe farsi promotore.

Come rileva Carly Nyst, responsabile del International Advocacy, a Privacy International: «I governi devono smettere di trattare i dati dell’utente in possesso di società private come un tesoro di informazioni a cui è possibile attingere ogni volta che si vuole, con poca o nessuna autorizzazione giudiziaria».

Rassegna DDS: il valore dei dati, lezioni per civic hackers e università “open”

TransparencyEccoci a mercoledì con una nuova rassegna.

Oggi si parla di valore economico di dati e open government, ma anche di community che collaborano con la pubblica amministrazione.
E nuove strade collaborative si aprono anche in ambito accademico…

  • Il valore economico dell’open government… Quando si parla di open government, possiamo possiamo quantificarne i vantaggi concreti per aziende, cittadini e amministrazioni pubbliche? Secondo Alex Howard, un esperto del settore e autore di una riflessione approfondita sul tema, non è così semplice. Che ne pensate?
  • …e quello dei dati pubblici! Un altro esperto di dati della pubblica amministrazione, Ton Zijlstra, racconta le attività di un workshop sul valore degli open data come strumento per creare nuove politiche pubbliche. Qual è il potenziale dei dati aperti in termini economici e quale l’impatto sulla trasparenza della PA?
  • Open Data Day: lezioni per civic hackers. David Eaves, uno dei promotori dell’Open Data Day, fa un bilancio della giornata, svoltasi il 23 febbraio scorso (anche Diritto Di Sapere vi ha preso parte). Come si costruiscono community “civiche”, che collaborino con le istituzioni? Quale direzione prendere per un open government collaborativo?
  • Dati pubblici in formati “open”: la Sunlight Foundation spiega perché è importante che i dati pubblici siano disponibili in formati aperti. Una riflessione valida sia per le richieste di accesso che per la pubblicazione di dati!
  • Come sta crescendo OpenStreetMap. GPS, crowdsourcing, cartografi: sono gli ingredienti di OpenStreet Map, un progetto collaborativo per creare un’alternativa “open” alla mappatura della rete stradale mondiale. Un progetto che sta crescendo e con risultati particolarmente interessanti.
  • Università “open”: un aiuto per i paesi “in via di sviluppo”? Sono sempre più numerosi le iniziative accademiche che “aprono” le proprie risorse educative e gettano le basi per un’innovazione collaborativa, spiega Julia Wetherell su Techpresident. Fino ad ora, però, i benefici sono stati più che altro “laterali”, favorendo le comunità di persone già inserite in ambito accademico. Come si può creare valore anche per i “paesi in via di sviluppo“?