Politics for people: una campagna per la trasparenza delle lobby

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Parte oggi la campagna Politics For People, che chiede ai candidati alle elezioni europee di impegnarsi per una maggiore trasparenza delle lobby.

La campagna è stata lanciata da ALTER-EU (Alliance for Lobbying Transparency and Ethics Regulation), AK EUROPA (Brussels office of the Austrian Chamber of Labour) & ÖGB Europabüro (Brussels office of the Austrian Trade Union Federation), assieme a una coalizione di centinaia di organizzazioni della società civile da 19 paesi di tutta Europa.

Sette cittadini europei su 10 sono preoccupati dall’eccessiva influenza che le lobby hanno sulle decisioni prese a Bruxelles, e giustamente” spiega Olivier Hoedeman, del Corporate Europe Observatory, parte del comitato organizzatore della campagna.
Troppe leggi mostrano le chiare tracce delle lobby di grossi attori industriali ed economici, dall’ambiente alla sanità, fino al commercio. Abbiamo bisogno di parlamentari che difendano gli interessi dei cittadini“.

Questo è il testo che più di 40 candidati (tra cui diversi italiani) hanno già firmato per sottoscrivere l’appello a impegnarsi a difendere la democrazia e i cittadini europei.
Chiedete al candidato che pensate di votare di fare altrettanto.

Altri modi per partecipare:

Diritto Di Sapere è orgogliosa di contribuire a questa campagna, assieme ad altre associazioni italiane.

Diritto Di Sapere al Festival Internazionale del Giornalismo (30 aprile – 4 maggio)

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Diritto Di Sapere torna a muoversi per l’Italia per parlare di diritto di accesso all’informazione.

I prossimi appuntamenti saranno al Festival Internazionale del Giornalismo, che si terrà a Perugia dal 30 aprile al 4 maggio.

Ecco gli appuntamenti che ci vedranno coinvolti, tra panel e workshop:

Mercoledì 30 aprile
Un Foia per l’Italia. Una proposta concreta: Diritto Di Sapere fa il punto con esperti nazionali e internazionali su cosa serve per poter avere anche in Italia uno strumento come il Freedom of Information Act.
Con Andrea Menapace, Antonella Napolitano, Helen Darbishire (Access-Info Europe), Ernesto Belisario (pres. Ass. per Open Government) e Paolo Coppola (Partito Democratico).

Legal Leaks: come usare il tuo diritto di accesso all’informazione: come utilizzare le norme italiane per chiedere (e ottenere) documenti, dati e file audio-video dalla pubblica amministrazione.
Con Guido Romeo ed Ernesto Belisario (pres. Ass. per Open Government)

Oltre al FOIA, parleremo anche di lobby e trasparenza, il 1° maggio:
“Lobby e potere: strumenti per la trasparenza e l’accountability”: con Pascoe Sabido (Osservatorio Europeo sulle Corporazioni), Andrea Menapace, Antonella Napolitano, Helen Darbishire (Access-Info Europe), Ernesto Belisario (pres. Ass. per Open Government) e il vicepresidente della Camera dei Deputati, Luigi Di Maio.

 

Saremo a Perugia per tutta la durata del Festival. Vi aspettiamo!

Accountability e Foia nel discorso di Renzi. Ma l’Open Governement dov’é?

Il discorso di insediamento di Matteo Renzi (qui il testo integrale) è stato criticato da molti. È sicuramente molto ambizioso (dissero lo steso di Obama), a tratti troppo vago e non affronta il tema spinoso di come si coprono i costi delle riforme (ma si poteva parlando così a braccio?).

Ci sono però due parole che qui a Diritto Di Sapere ci hanno fatto drizzare le orecchie: «accountability» e «Freedom of information act».

Ecco cosa dice il Premier:

«Non siamo per sottrarre responsabilità ai dirigenti: siamo per dargliele tutte. Vorremmo che la parola accountability trovasse una traduzione in italiano, perché vi sono le responsabilità erariali, quelle penali e quelle civili, però non ve n’è una da mancato raggiungimento degli obiettivi, se non a livello teorico: questa, però, è una sfida di buon senso, che nell’arco di quattro anni può essere vinta e affrontata se partiamo subito e se abbiamo anche il coraggio – lasciatemelo dire – di far emergere in modo netto, chiaro ed evidente che ogni centesimo speso dalla pubblica amministrazione debba essere visibile on line da parte di tutti. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Di Biagio e Ichino). Questo significa non semplicemente il Freedom of Information Act, ma un meccanismo di rivoluzione nel rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione tale per cui il cittadino può verificare giorno dopo giorno ogni gesto che fa il proprio rappresentante».

Sull’accountability non possiamo che dargli ragione: come molte altre parole inglesi non è direttamente traducibile in italiano (anche se la Treccani ci aiuta qui). L’accountability sottintende trasparenza, ma è più della trasparenza perché implica la responsabilità e il dovere di rendere conto di ciò che si fa (o non si fa). Non basta cioè pubblicare online i bilanci, ma bisogna anche dare delle metriche per misurare l’efficacia della spesa e creare delle strutture dove ci siano dei responsabili con nome e cognome. Un po’ più di accountability in Italia davvero non guasterebbe. Sia a livello locale, che centrale.

Sul Foia: il tema non è nuovo nei discorsi di Renzi che lo aveva citato più volte durante le Primarie del 2012. A volte in maniera un po’ vaga e, infatti, lo avevamo ripreso qui e qui. Questa volta il premier lo cita abbastanza in cavalleria, dicendo addirittura che bisogna fare molto di più. Non potremmo essere più d’accordo, ma ci viene un dubbio.

Non è che Matteo stia parlando di Open Governement, quel “governo aperto” che ha la trasparenza, l’accountability e il Foia tra i suoi pilastri, ma è anche molto di più perché presuppone partecipazione e coinvolgimento dei cittadini?

Se è all’Open Gov che sta pensando, l’Italia ha già varato un piano d’azione nel 2012. La valutazione fatta dalla società civile italiana l’estate scorsa ha evidenziato parecchi punti critici. Molti di essi emergono anche nell’ultimo report indipendente sull’action plan italiano dell’Open Governement Partnership, che è stato anche visionato prima della pubblicazione dal Governo italiano.

A leggere questi rapporti c’è davvero tanto da fare. Non resta che fare i migliori auguri al neo-premier. Se ce la fa in un mese, ma anche in due o tre, sarebbe un capolavoro.

 

 

 

 

 

 

Accesso agli atti? Vale anche per l’intelligence, dice una sentenza

Poche settimane fa una sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani ha riconosciuto in modo ancora più forte il diritto di accesso all’informazione. E, per la prima volta, ha incluso anche dati detenuti dalle agenzie di intelligence.

Ma andiamo con ordine. Il caso in questione è la sentenza Youth Initiative for Human Rights Vs Serbia, grazie alla quale una ONG ha ottenuto l’accesso a dati richiesti a un’agenzia di intelligence serba.
La Youth Initiative aveva richiesto dati relativi all’uso di sistemi di sorveglianza elettronica utilizzati dall’agenzia nel 2005. L’agenzia aveva dapprima rifiutato la richiesta, facendo leva sulle misure legate al segreto di stato. In seguito, quando il Commissario per l’Accesso aveva ordinato di fornire le informazioni, in quanto soggette al FOIA serbo, l’agenzia di intelligence aveva notificato alla ONG che non era in possesso delle informazioni.

La sentenza della Corte ha dunque stabilito che le restrizioni alle informazioni da dare ai cittadini devono essere stabilite in accordo con la legge nazionale in merito. Nel caso in questione, l’agenzia governativa serba e i dati che essa detiene rientrano nell’ambito delle informazioni di cui i cittadini possono fare richiesta.
Si tratta della prima volta che una sentenza definisce esplicitamente che le agenzie governative che si occupano di sicurezza e intelligence sono tenute a sottostare alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e quindi, in questo caso, a soddisfare le richieste di accesso secondo la legge.

La base, ricorda Dick Voorhoof, della Università di Gant, è l’articolo 10 della Convenzione, che si occupa di libertà di espressione e che afferma, tra l’altro, che «tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera».

Infine, la Corte ha riaffermato che una ONG può esercitare un ruolo importante al pari della stampa in una società democratica. Un buon segnale per le organizzazioni della società civile che si occupano di temi di pubblico interesse.

FOIAnet pubblica il Global Right to Information Update

Global Right to Information Update
Global Right to Information Update

La scorsa settimana il Freedom of Information Advocates Network (FOIAnet) ha presentato il Global Right to Information Update, uno studio sullo sviluppo del movimento che si occupa di diritto all’informazione.

L’analisi, condotta per regione, nasce dal decimo anniversario della Giornata Internazionale del Diritto all’Informazione, celebrata da FOIAnet il 28 settembre dello scorso anno.

Il rapporto è frutto del lavoro di attivisti che operano nel campo dei diritti umani in ciascuna delle sette regioni indicate e presenta le diverse sfide, attività ed esperienze che la società civile affronta nell’ambito del diritto all’informazione.

Lo studio descrive inoltre le principali battaglie in corso in ogni regione su questo tema, evidenziando successi, sconfitte e lezioni per il futuro, oltre a una selezione di casi di studio che mostrano come il diritto all’informazione venga promosso in ciascuna regione.

Il report si propone inoltre di aiutare gli attivisti e i sostenitori del diritto all’informazione a condividere strategie di successo per affrontare gli ostacoli in questo ambito, per promuovere una migliore comprensione e un dibattito internazionale tra le diverse regioni.

Il rapporto è disponibile sul sito di FOIAnet e nella nostra pagina Materiali, assieme a numerosi altri studi e ricerche.

[ENG] Why Italy Needs a Proper Freedom of Information Law

[This article is crossposted on the Open Society Foundations blog]

How safe is your child’s school? Is your municipality gambling taxpayer’s money in risky and unfavorable swap contracts? Or simply, when is the last time the restaurant down the road passed its health inspection? These are just a handful of the questions Italian civil society activists and journalists have started asking in the recent months.

Queries such as these should receive an answer in any democratic country with a freedom of information law. Yet rarely have they received a satisfactory answer in Italy—and sometimes only after a court appeal. The previous government, headed by Mario Monti, pushed hard on transparency in an effort to fight corruption—an endemic plague estimated to drain €60 billion from the country’s economy every year.

Transparency has also been one of the strongest arguments in Beppe Grillo’s political campaign, which led his M5S to conquer 25 percent of votes in the February elections. With much fanfare, Italy recently joined the Open Government Partnership, and in April, a new transparency law (Decree 33/2013) came into effect.

However, on-the-ground transparency still seems in a dire state. When it comes to access to information (the public’s right to obtain and use information), which is internationally recognized as the cornerstone of transparency, Italy’s institutions fail to satisfy citizen and media requests almost three times out of four.

Here at Diritto Di Sapere (“Right to Know”), we spent the last couple of months testing how responsive various branches of Italy’s public administration are to requests for information, in collaboration with Access-Info Europe. We filed 300 requests on matters like public expenditure, health, environment, justice, and immigration to local, regional, and federal authorities on behalf of individuals representing civil society, the media, and general public.

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Mi si è ristretto il Foia: dagli Usa alla Danimarca l’accesso è in pericolo?

"Open government?" - Urbanbohemian (CC BY-NC-ND 2.0)
“Open government?” – Urbanbohemian (CC BY-NC-ND 2.0)

Le ultime settimane stanno registrando notizie preoccupanti sul fronte dell’accesso, tanto più che arrivano da paesi molto avanzati su questo fronte.

La più recente in ordine di tempo è di pochi giorni fa ed è una sentenza della Corte Suprema americana che ha stabilito che solo i cittadini della Virginia hanno diritto di richiedere l’accesso ai documenti detenuti dall’amministrazione del proprio stato.
La decisione della Corte Suprema – unanime – pone di fatto le basi per future limitazioni all’accesso da parte di altri stati federali, sia per cittadini che per giornalisti ed è stata molto criticata dai media.
Tra le considerazioni più significative, vanno segnalate quelle che definiscono il diritto di accesso «not a “fundamental” privilege or immunity of citizenship» e  che negano che tale diritto sia basilare «to the maintenance or well-being of the Union».

Nonostante la decisione vada inquadrata in quel quadro legislativo e, nello specifico, nel contesto della Privileges and Immunities Clause, il segnale è molto preoccupante, specie considerando che l’accesso all’informazione resta uno dei punti deboli delle promesse dell’amministrazione Obama sull’ambito dell’open government.

Ma brutte notizie arrivano anche dal nord Europa, tradizionalmente considerata la patria del Foia.
Come avevamo scritto a febbraio, la nuova legge sull’accesso all’informazione in Danimarca è tutt’altro che un passo avanti per la trasparenza. La nuova legge (Offentlighedslov comeè chiamato il Foia danese) prevede una limitazione all’accesso di alcuni documenti, in particolare quelli su cui si basa il processo legislativo.

Una proposta di questo genere è nell’aria sin dal 2009, quando al governo c’erano i liberali, ed è stata ripresa dal nuovo governo, di orientamento socialdemocratico. Nonostante il dibattito e gli appelli di diversi giornalisti danesi di alto livello per rivedere la legge, sembra che il consenso sia abbastanza ampio, spiega Jon Lund, editorialista del Politiken e portavoce della Danish Online News Association che nel suo sito scrive:

«Paragraph 27 deals with documents and correspondence that are generated during the legislative process between the executive branch and parliament. These would also be excluded from rights-to-access requests. This means that much — although not all — information about the workings of parliament would no longer be available to the public. [...]

But the wording of the bill does not exactly reflect a 2.0 worldview. Committee members who wrote the bill recommended implementing the legislation initially by making available open lists of electronic and paper mail exchanged between government officials. But if the administration has its way, the lists will be “dumb” lists — i.e., they will not include a search option for keyword inquiries».

A febbraio il ministro della Giustizia Bødskov aveva invece commentato che la nuova legge accresce le possibilità di accesso proprio grazie alla digitalizzazione dell’intero processo. Bødskov aveva poi dichiarato: «In generale non penso che i cittadini influenzino il processo legislativo. Ma sia le nostre proposte che quelle del precedente governo si basano su raccomandazioni della Commissione sull’Informazione e cercano un equilibrio tra apertura e l’introduzione di alcune limitazioni». Queste limitazioni però sembrano davvero poco equilibrate a stampa e cittadini.

[video] Presentazione di “The Silent State” al Festival del Giornalismo

Il Festival del Giornalismo è un appuntamento molto speciale per noi: l’edizione 2012, infatti, ha visto nascere Diritto Di Sapere.

L’edizione 2013 non è stata da meno: lo scorso 25 aprile, infatti, abbiamo presentato The Silent State, il primo rapporto sull’accesso all’informazione in Italia. Ospiti speciali sono stati Victoria Anderica di Access-Info Europe, organizzazione partner di DDS, e Lorenzo Totaro di Bloomberg News (trovate la sua inchiesta tra i nostri casi di studio).

Se non eravate presenti a Perugia – ma anche se c’eravate – guardate il video del panel e fateci sapere cosa ne pensate.

Questo incontro non è stato l’unico appuntamento che ci ha visti coinvolti in prima persona al Festival, però. Ve ne parleremo presto…

The Silent State: il primo monitoraggio sull’accesso in Italia

The Silent State - rapporto sull'accesso In tre casi su quattro, i cittadini e i giornalisti che chiedono di conoscere dati di pubblico interesse non ottengono quello che richiedono.

È ciò che emerge da “The Silent State“, il primo rapporto sull’accesso all’informazione in Italia che abbiamo realizzato in collaborazione con Access-Info Europe e che pubblichiamo oggi.

Lo studio raccoglie i dati della prima rilevazione sul campo mai effettuata in Italia della capacità di cittadini e media di richiedere e ottenere informazioni da Comuni, Regioni, Ministeri e altre istituzioni pubbliche. Lo scopo del rapporto è mettere l’Italia a confronto con altri Paesi in cui sono in vigore leggi come il Freedom of information act (Foia).

Tra i vari risultati, la ricerca mostra che nel 73% dei casi le richieste di dati e informazioni non sono soddisfatte. In particolare, il 65% di esse non riceve nemmeno una risposta entro i 30 giorni previsti dalle legge. In più, le risposte ricevute sono state valutate pienamente soddisfacenti solo nel 13% dei casi.

L’analisi evidenzia inoltre che il nuovo “Decreto Trasparenza”, in vigore dallo scorso 20 aprile, non è una risposta a questo problema, perché non modifica la legge sull’accesso agli atti (L. 241/90) e quindi non può essere definito un “Foia italiano”, come invece inizialmente presentato dal Ministero.

Legal Leaks – nuova edizione!

Il nostro “piatto forte” al Festival del Giornalismo di Perugia sarà il primo report sul monitoraggio sull’accesso in Italia che abbiamo effettuato nei mesi scorsi: si tratta del primo studio del genere mai effettuato nel nostro Paese.

Ci sembra un punto di partenza doveroso per parlare seriamente di accesso e delle sue implicazioni e proporre i prossimi passi.

A Perugia, però, presenteremo anche la seconda edizione di Legal Leaks, il manuale sull’accesso all’informazione dedicato a cittadini e giornalisti.
Il manuale e le sue indicazioni restano, ma vengono arricchite da un’analisi del decreto legislativo 33/2013, il cosiddetto Decreto Trasparenza, e dal commento di Ernesto Belisario, uno degli esperti italiani in materia e presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government.

Trovate un’anticipazione del suo intervento sul sito di TechEconomy, con il significativo titolo “Si fa presto a dire trasparenza”.
Questo e altri temi verranno poi approfonditi nel corso del workshop che organizzeremo al Festival del Giornalismo e che sarà tenuto da Ernesto e dal nostro Guido Romeo. Preparate le vostre domande… anzi, richieste!